Yato: il cantautore che scrive e suona, ricerca e gioca


a cura di Raffaella Ceres

Intervistare artisti sempre nuovi ci aiuta a conoscere e riconoscere quegli elementi che concorrono all’energia “buona” data dalla musica. Aiuta a creare gli strumenti per scegliere cosa ci interessa e cosa meno. La formazione di una coscienza critica è sempre alla base della cultura in qualsiasi forma essa venga espressa. Con l’intervista a Stefano Mazzei raccontiamo , oltre al suo nuovo singolo “Servo di un’idea”, un termine che contraddistingue il suo percorso artistico e che è interessante divulgare: la canzone vocale.

Il titolo del tuo nuovo singolo “ Servo di un’idea”, mi ha immediatamente convinta a rivolgerti alcune domande. Un titolo in controtendenza per uno scenario artistico che spesso proclama la propria indipendenza verso qualsiasi forma di dipendenza. Cosa ne pensi?

Non riconoscere porta spesso se non quasi inevitabilmente ad essere soggetto passivo di fronte alcune forme d’arte o modi di fare musica. Per me rivendicare un’indipendenza è un segno forte per dire “Ci siamo anche noi” con la nostra musica, con i nostri testi di fronte la forza devastante con cui una certa musica ci è data, è fatta ascoltare in modo ripetitivo quasi a voler dire questo ti piace o ti deve piacere. Credo che fare un certo tipo di musica, ricercando anche delle sonorità non così tradizionali e “qualunquiste” condivida molto con il gioco e con quello che possiamo scegliere di ascoltare alla radio, in tv, su un portale web, in vinile. Siamo dipendenti da qualcosa per struttura! Giocare con le nostre forme di dipendenza è una meravigliosa forma di rivoluzione contro qualsiasi sistema che non fa opera creativa di fronte i propri legami artistici e di genere musicale.

Cosa vuoi comunicare attraverso questo brano ed il disco che verrà?

Una catarsi! La mia sicuramente… e molto altro! Con questo brano e con “In-Nocuo” prima ed anche in particolar modo in qualche canzone dell’EP, uscito da un paio di mesi, qualcosa d’importante è cambiato dentro di me. “Servo di un’idea” è un brano in cui parlo dello strumento d’amore, della parola e della sua importanza quando emerge spontaneamente e ne parlo esplorando la propria condizione di dipendenza verso il mondo, le relazioni, i propri legami con l’oggetto d’amore. Un testo intimo che per il solo dichiararsi così come fa è anche un po’ critica a molti testi della musica italiana di oggi.




Stefano Mazzei e il tuo progetto solista : come nasce questo percorso?

Eredito in questo progetto tutte le mie esperienze pregresse di cantautore che scrive e suona, ricerca e gioca. Nasce dalla mia voglia di cantare, di scrivere canzoni e di ricercarne alcune particolari sonorità ed atmosfere della musica elettronica. Il primo contenuto pubblicato è stato un piccolo corto in cui dieci giovani raccontavano di qualcosa di sé e dei loro luoghi della città in cui vivono o hanno vissuto e che per loro rappresentano qualcosa d’irrinunciabile nel tram tram urbano. Sicuramente un inizio un po’ particolare per un progetto discografico ma…sognavo di farlo!…è stato bello dar voce a queste forme d’esperienze intime in un luogo come Firenze dove vivo da anni e che ho amato ed odiato che è centro di vita ma anche base da cui partire per andare verso qualcos’altro!

Si legge di “canzone vocale” riguardo al tuo stile. Puoi spiegarci?

Con gioia! Le mie canzoni, non tutte quelle che scrivo alcune le compongo con chitarra, synth, piano, ecc., nascono da sonorità strumentali oltre che vocali suonate appunto con la voce e con il mio set vocale con cui registro vari loop. Una mia “canzone vocale” può nascere da un tema cantato ed alcune armonizzazioni, altre da atmosfere della sessione ritmica suonata sempre ed esclusivamente con la voce e che non si rifà alla dimensione hip hop o beat box classica ma al mio ritmo interno che va dal rock all’elettronica. Nel mio set vocale sperimento ritmi e suoni da cui e su cui si articola poi l’intera canzone! Altre volte parto dal testo o da un’idea su un argomento per suonarlo poi vocalmente in melodia, sonorità e ritmi.

“La musica indipendente non è indie, alla sola stregua di un genere”: davvero bella questa affermazione, un inno al tuo credo musicale. Vuoi aggiungere qualcosa?

Mmm… potrei riprendere la prima risposta alla prima domanda che mi hai fatto! Dico, invece, qualcosa rispetto questa: credere è una dimensione meravigliosa se ogni volta la rimettiamo al lavoro, non necessariamente per criticarci ma per vivere nel cambiamento e non resistergli strenuamente! Spesso la musica indipendente non è così libera da nicchie di mercato!

GUARDA QUI IL VIDEO DI
“SERVO DI UN’IDEA”:
https://www.youtube.com/watch?v=P3HlesHLlDA&feature=youtu.be