Gaetano d’Aponte: “Ormai Lei va da sé, come sarebbe stato e com’è giusto che sia”


a cura di Raffaella Ceres
(nella foto: Gaetano d’Aponte e Sergio Sacchi)

La canzone d’autore italiana al femminile celebra l’8 marzo a Barcellona. E lo fa portando nella città catalana l’universo musicale di Bianca d’Aponte, la promettente cantautrice campana scomparsa a soli 23 anni mentre lavorava al primo disco. I suoi brani, interpretati in Italia da signore della canzone come Nada, Cristina Donà, Mariella Nava, Paola Turci, Petra Magoni e tante altre, varcano ora i confini nazionali e linguistici. Nel giorno della donna, infatti, a Barcellona, verranno eseguiti in molte lingue da numerose artiste internazionali. Si chiama “Bianca d’Aponte International” ed è la manifestazione voluta e organizzata da Cose di Amilcare, la filiale spagnola del Club Tenco. Tutto parte da un festival, il Premio Bianca d’Aponte. Un contest d’eccellenza che si tiene ogni anni ad Aversa, riservato esclusivamente alle cantautrici e che gode, tra gli altri patrocini, dell’adesione del Presidente della Repubblica. Artefice di tutto questo è Gaetano d’Aponte, papà di Bianca, col quale abbiamo voluto parlare di questo importante riconoscimento artistico sia dell’opera di Bianca che del concorso da lui ideato.

Gaetano, sappiamo la musica non ha confini e l’ormai prossimo evento Bianca d’Aponte International, ce lo conferma. Come è nata questa manifestazione e quale vuole essere il suo intento?

Nasce dalla sensibilità e dalla passione di Sergio Secondiano Sacchi che ho avuto modo di conoscere anni fa, quando ho iniziato a frequentare il Premio Tenco dove, da perfetto sconosciuto e anonimo organizzatore di un piccolo Premio, sono stato accolto con simpatia ed affetto. Rappresentando il Premio Bianca d’Aponte e desiderando che fosse sempre più conosciuto ed apprezzato, il mio ruolo si esauriva, in quelle circostanze, a distribuire la compilation dell’ultima edizione che, come è noto, oltre ai brani finalisti, contiene uno o due brani di Bianca cantati dalla madrina di turno. Ebbene, tra i destinatari della compilation c’è sempre stato Sergio. Tutto quello che ne è derivato è solo ed esclusivamente frutto di una sua idea che mi è stata riferita solo a cose fatte. Conclusione: io non c’entro nulla ! Dunque non riesco ad immaginare dove porterà questa manifestazione; di certo mi ha spinto ad istituire un Premio che, nel corso delle serate finali del concorso, sarà attribuito ad un’artista emergente che lo stesso Sacchi, coadiuvato dalla Associazione Cose di Amilcare e dal nostro direttore artistico, individueranno all’estero. In quanto papà di Bianca quel che sta per accadere mi conferma che Lei, ormai, va da sé, come sarebbe stato e com’è giusto che sia.




Anche in questo caso, come per il Premio Bianca d’Aponte, parlare di un festival è quasi riduttivo. Più corretto è parlare di una realtà che ogni in ogni edizione si arricchisce di elementi nuovi. In questi anni come si è trasformato l’evento in Italia?

E’ una domanda che bisognerebbe rivolgere ad altri; noi, e per noi intendo io, Fausto (Mesolella; ndr) e Genni, che per l’intero anno ci occupiamo del Premio e della sua organizzazione, continuiamo con lo stesso spirito col quale abbiamo iniziato e ci poniamo poco o nulla nei panni di osservatori esterni. Dai riscontri che riceviamo e dall’innegabile interesse che tanti manifestano per esso, devo, però, riconoscere che diviene sempre più un riferimento sia per i suoi standard di qualità, di cui va dato merito alle nostre “d’Apontine”, sia per la trasparenza e l’onestà che lo contraddistingue. Ovviamente non è il solo ad avere questi requisiti, tant’è che è nato un gemellaggio spontaneo con altre realtà come la nostra; mi riferisco ai Premi Parodi, Bindi, Botteghe d’Autore, L’artista che non c’era, Il Pigro, per citarne alcuni. L’empatia e le sinergie spontanee tra questi premi ed il loro comune riferimento e modello, il Premio Tenco, danno più forza all’azione di ciascuno. Questa è, forse, l’evoluzione più significativa in questi anni. Volendo prevenire un’ulteriore domanda sul prestigio del Premio, dico subito che questo è frutto della presenza di tanti illustri nomi del mondo musicale italiano che cresce di anno in anno e che mi gratificano della loro amicizia e, quel più conta, del loro amore per Bianca anche se molti non l’anno conosciuta.

Perché proprio Barcellona per far varcare i confini italiani all’evento?

Perché è una città giovane, moderna e cosmopolita oltre ad essere sede di Cose di Amilcare che è lì che opera. Sono certo che Bianca l’avrebbe scelta pure Lei.

Il Premio Bianca d’Aponte è forse, prima di ogni altra cosa, gesto d’amore che si rinnova ogni anno. E lei, come lo definirebbe?

Un profumo creato apposta per avvertire una presenza in ogni luogo! (Ho preso spunto da una canzone di Bianca).

Un ringraziamento particolare a Daniela Esposito che ha curato per noi l’introduzione di questa intervista, con la professionalità che la contraddistingue e l’affetto che la lega a questo evento.