Carmine Torchia in “Bene”


a cura di Raffaella Ceres

Presentiamo di seguito l’intervista a Carmine Torchia che consideriamo più che un cantautore un vero e proprio poeta della narrazione in musica. Presenterà , data unica a Roma, il 15 Marzo per il ciclo Movieat, il suo spettacolo di teatro – canzone. “Uno spettacolo che parla di canzoni; evoca amori improbabili e amori definitivi; parla di sogni di eversione; tratteggia i veri protagonisti: i musicisti che si riscoprono amici inseparabili e compagni di baldorie. Sullo sfondo: una città del nord, apparentemente fredda, diversa dalla realtà del sud per dinamiche sociali, ma che, alla fine, sa mostrarsi vulnerabile e forse persino familiare. Tutto quello che c’è (o non c’è) dietro ai brani che compongono un disco. Un flashback che immortala episodi precisi, incontri fondamentali, aneddoti intorno a cui ruota l’evoluzione di un lavoro musicale. Lo spettacolo è tratto da “BENE.”, l’omonimo album pubblicato nel 2013 da Rurale/Audioglobe. Le canzoni sono legate da monologhi, sketch e discorsi che collocano questo lavoro nella tradizione del Teatro-Canzone”. Appuntamento che vi consigliamo vivamente di non perdere!

Carmine, credo che il modo migliore per iniziare a raccontare di te sia partire dal titolo del tuo primo album “Mi pagano per guardare il cielo”. In qualche modo riassume la tua anima artistica. Che ne pensi?

Il titolo del primo album voleva mettere in relazione il mestiere dell’astronomo con tutti i mestieri del mondo: l’astronomo fa quello che fa per amore, un amore che nasce con molta probabilità quando è bambino. È un augurio rivolto a tutti e a me stesso: amare il lavoro che si fa, anzi, il lavoro che si è.

Il tuo giro per l’Italia, “Piazze d’Italia – sulle tracce di de Chirico” è stato un viaggio lungo 9000 km. Cosa hai portato nel viaggio tu, e cosa hai riportato da ogni tappa toccata?




Piazze d’Italia è stato un viaggio fatto per promuovere il primo disco, con l’obiettivo anche di conoscere i luoghi del Paese che non conoscevo ma, soprattutto, per avvicinarmi alla gente: di giorno suonavo nelle piazze e la sera nei locali. Com’è intuibile, è stata un’esperienza artistica e umana fortissima, tant’è che ho sentito il bisogno di renderla attraverso linguaggi diversi: il viaggio in sé, un cortometraggio, un diario di viaggio pubblicato da Prospettiva Editrice, e uno spettacolo.

Del tuo nuovo album invece cosa ci dici? Cosa racconti?

“Bene.” è diverso dal primo perché è meno agreste, più metropolitano; le canzoni sono ridotte all’osso secondo un processo di sintesi.

Se dovessi scegliere il tuo “motto” musicale, quale sceglieresti?

Forse la musica non ha bisogno di definizioni. L’unica cosa che mi viene da pensare è una frase di Frank Zappa: “Parlare di musica è come ballare di architettura”.

Carmine, ma da dove parte questa tua passione per l’arte?

L’arte è un linguaggio, un codice insito in certi individui che hanno, per così dire, una predisposizione naturale. La musica, tra le arti, è la lingua che conosco di più, quella che mi consente di comunicare le cose meglio di qualunque altra lingua.

Il prossimo 15 Marzo sarai a Roma per gli imperdibili appuntamenti di Movieat. Cosa hai preparato per la serata?

Per Movieat porterò “Bene. Genesi di un album cantato e raccontato un anno dopo”, uno spettacolo di teatro-canzone che parla fondamentalmente di come oggi in questo Paese si può realizzare un disco; racconta gli aneddoti legati alle canzoni di “Bene.”; è un omaggio a quelli che sono i veri protagonisti: i musicisti che si riscoprono ad essere amici inseparabili sullo sfondo di una città del Nord.

Carmine, la musica è?

Un’ urgenza, un qualcosa che riesce a connettere le persone ad una dimensione emozionale autentica.

qui le info dello spettacolo: http://ruraleconcerti.wix.com/bene-lo-spettacolo
evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1558687957715705