La verità esiste agli occhi dei bambini? Matteo 19,14 – La recensione


a cura di Raffaella Ceres

Non dire nulla se non si ha davvero qualcosa da dire

Senza parlare si possono dire le parole più importanti ed i bambini sono la massima espressione dell’incapacità, nella società che si involve, di ascoltare i silenzi rumorosi, i gesti camuffati, le paure e le gioie inespresse. Matteo 19, 14 di Lorenzo Gioielli ( regia Riccardo Scarafoni ), è un grido di dolore, uno schiaffo che travolge le coscienze. Questo ultimo lavoro teatrale portato stato in scena con enorme successo di pubblica e critica dal 5 al 17 Aprile al Teatro Cometa Off di Roma e che vede come protagonisti Veruska Rossi e lo stesso Riccardo Scarafoni, è uno spettacolo che non si può inscrivere in un genere precostituito: è una piéce a servizio delle emozioni di ciascun singolo spettatore.

Una scenografia quasi fredda organizzata in maniera tale che non possa far nascere in chi osserva nessuna collocazione di spazio o tempo, resa però silenziosamente solenne da impalcature in acciaio rese ancora più solenni ed inquietanti da tre schermi che proietteranno immagini che non hanno bisogno di alcun commento: la tragedia della miseria e della disperazione tradotta nella vendita degli organi dei bambini poveri. Matteo 19,14-Lasciate che i bambini vengano a me è un pugno nello stomaco, è l’immagine del lupo nero nascosto dietro il più docile degli agnelli. È la lotta ancestrale per la definizione di quella linea di confine che nessuno ancora riesce a tracciare fra il bene ed il male. Tutto lo spettacolo ha bisogno di essere sempre deframmentato per coglierne la grandezza: un attimo non prevede quello successivo, a volte lo contesta, a volte lo rinforza ma prima di ogni cosa, ci accompagna verso il finale che è un colpo di scena quasi annunciato.




E’ il “quasi” la chiave di lettura questo incredibile racconto per emozioni. Quasi, come il giusto che non trova il suo percorso.
Quasi come una madre che per difendere il proprio bambino dimentica il mondo. Quasi come il cinismo che è dentro ognuno di noi trasformandosi in perbenismo. Un uomo ed una donna si incontrano in un bar, disperati nella loro disperazione. Innocenti e colpevoli di fronte a qualsiasi tribunale. Veruska Rossi e Riccardo Scarafoni sono incredibili e magnetici, nei gesti, nei volti, nella voce. Interessante la scelta del titolo scelto per questo intenso lavoro teatrale, che associa la purezza codificata di uno dei testi sacri più conosciuti al mondo con il tema quasi dimenticato del traffico di organi dei minori e quindi della bruttezza più assoluta. La verità è una cosa che in realtà sfugge sempre, diranno i protagonisti in scena. Tutto è compassione nei 50 minuti durante i quali i due protagonisti padroneggiano la scena: condivisione di dolore.

Si vive per diritto di nascita, si sceglie per diritto di amore.