Il sapore del risveglio dal sogno: Annalisa de Feo presenta DOS “ Duo Onirico Sonoro”


a cura di Raffaella Ceres

Il primo album del duo di Annalisa de Feo è un disco che abbraccia diversi stili, che spazia tra il pop, l’indie, il jazz, attingendo dalla musica tribale per raggiungere le Atmosfere dell’Europa dell’Est. Si presenta così il DOS Duo Onirico Sonoro di Annalisa de Feo che nel gennaio 2016 ha dato vita all’omonimo disco, opera prima della band e primo atto di un percorso cominciato nel 2010. Le composizioni di questo progetto sono il frutto di percorsi che affondano le radici nella musica classica, in quella etnica e nell’avanguardia, dando vita a suggestioni dal carattere intimista e a un sodalizio tra forme d’arte di diversa natura. I brani, dal carattere evocativo ed onirico, nascono inizialmente per piano e voce ma trovano la risposta più calzante grazie al suono deciso ed elegante delle percussioni di Marco Libanori. Il duo attraverso un lavoro di ricerca, che abbraccia contesti artistici opposti, miscela diversi elementi culturali associandovi un ritmo serrato che a sorpresa infrange ogni barriera. La lingua utilizzata nei brani, invece, assume il ruolo di linguaggio non significante e diventa strumento aggiuntivo che accoglie strumenti inconsueti come l’harmonium indiano, il synth ed il kazoo. Attraverso le parole di Annalisa de Feo, 06live approfondisce le unicità di questo nuovo progetto musicale.

Un progetto musicale evocativo ed onirico in grado di trascinare l’ascoltatore verso dimensioni culturali lontane ma nello stesso tempo contenute quasi in maniera antropologica in ognuno di noi. Cosa mi potete dire di Dos “ Duo Onirico e Sonoro”?
Sì il carattere evocativo è alla base del progetto ; ognuno di noi è legato ad un proprio background culturale, per cui credo che la materia sonora rappresenti, per ciascuno, qualcosa di legato al proprio universo. Allo stesso tempo trovo che all’interno dei brani che compongono DOS Duo Onirico Sonoro siano contenuti dei codici archetipici riconoscibili. Dunque la premessa mi sembra che abbia centrato il nucleo dell’idea. DOS Duo Onirico Sonoro è un progetto trasversale, che abbraccia diversi stili e diversi generi artistici in senso lato. Le composizioni sono nate inizialmente per piano e voce a cui ho aggiunto il “supporto “ ritmico e sonoro delle percussioni e dell’elettronica in un secondo momento. Lo definirei eclettico, in qualche modo teatrale, in cui trovo che la “sorpresa” giochi un ruolo fondamentale.

La ricerca che ha contribuito a rendere unico questo progetto parte già nel 2010. Cosa è successo in tutto questo lungo periodo?
In questo periodo di tempo sono successe tante cose. L’idea, è vero, nasce nel 2010, ma ha affinato la sua forma negli anni immediatamente successivi. Nel 2011 ho trascorso tre lunghi mesi a New York. Mesi in cui mi sono cibata di un’infinità di live e dell’atmosfera musicale – culturale newyorkese, partecipando tra l’altro attivamente alla scena con live e collaborazioni che mi hanno fatto crescere in senso artistico. Per quasi tutto il 2012sono stata impegnata professionalmente come pianista e cantante negli Emirati Arabi, precisamente nella capitale Abu Dhabi; periodo nel quale ho potuto mettere a fuoco alcuni aspetti del progetto e dare sfogo ad altre creazioni. Nel Febbraio 2013 invece il trasferimento in Germania, nella città di Berlino, durato circa un anno e mezzo, è stato un vero e proprio approdo. Berlino mi aveva già folgorato nel 2007 (anno in cui suonai all’interno del Palazzo di Cultura Italiano) e l’ho scelta in seguito come città “ideale” per poter far vivere il mio progetto ed arricchirlo di nuovi stimoli e ulteriori collaborazioni. E così è stato.




Da cosa trae origine, in particolare, l’aspetto onirico delle vostre composizioni?
Il carattere apparentemente slegato di alcune scene che costituiscono l’attività onirica, le immagini che si susseguono e a volte si accavallano, le forme che si definiscono in corso d’opera, il sapore che ti lascia “un sogno “ al risveglio… tutto questo mi ricordava quello che musicalmente stavo creando e al contempo confermava la risonanza che “il sogno” aveva e tuttora ha nella mia vita quotidiana.

Le cifre stilistiche che lo compongono si fondono, mescolano ed a volte confondono dando vita ad una musica che potrebbe essere paragonata ad una speciale installazione d’arte contemporanea. Cosa potete aggiungere?
Il paragone non mi dispiace e lo trovo calzante per alcuni versi. Credo nell’unione delle arti, nella loro forza. Adoro mescolare i linguaggi e aprirmi alle loro combinazioni. Dare rilievo poi allo “spazio” in cui si manifesta la musica live è uno dei miei obiettivi, così come alimentare una comunicazione tra artista dimensione spaziale e interlocutore.

Anche l’utilizzo dello strumento vocale stimola riflessioni ed osservazioni molto interessanti: la voce è musica fra la musica. Una scelta pensata in che ottica?
Sì proprio così, musica nella musica. In realtà l’utilizzo della voce nasce dalla necessità di “emettere dei suoni” . Dei suoni più viscerali, più intimi, più “personali”, rispetto a quelli che vengono prodotti mediante uno strumento musicale. Ogni qual volta che ho provavo a mettere un testo, a incastrare delle parole, sulla base ritmico – armonica, il risultato non mi ha convinta: troppo distante da quello che avevo in mente, troppo lontano dall’ immagine finale da perseguire. Sono quindi giunta alla creazione di un gramlò, un linguaggio non-sense che fosse semplicemente suono, evocazione,” rimando” , senza passare attraverso la decodificazione della” lingua”. Altre volte scelgo un testo “riconoscibile”, per brevi momenti, in cui le parole, però, sono semplici associazioni inconsce.

Progetti ed impegni live a Roma?
Prossimi live a Roma sono previsti per Settembre al Fafulla e allo Sparwasser nel mese di Ottobre.

La vostra ricerca prosegue verso quali altre dimensioni?
Ultimamente sto intensificando l’aspetto elettronico dei brani e il carattere improvvisativo. Al momento è ciò che più mi diverte e mi stimola nell’ottica di nuovi risultati. Mi sto anche direzionando verso l’esplorazione di nuove strumentazioni e nuove formule sonore. Conto di sorprendere e sorprendermi nuovamente. Grazie mille a voi per avermi dato l’opportunità di raccontare un po’ di me e della mia musica.