Il Pianto di Azzurra presenta Esaltanoica


a cura di Raffaella Ceres

Cantautorato indie dai toni pop/ rock : il Pianto di Azzurra si presenta così sulle scene musicali per raccontarci cosa?
Raccontiamo storie di vita vissuta, raccontiamo il paese allo stato attuale delle cose, raccontiamo di sogni, immagini, visioni

Siete un gruppo giovane nato nel 2013: perché l’esigenza di costituire la vostra band?
Grazie per il ” gruppo giovane ” ma in realtà ognuno di noi ha una storia a parte e un percorso già ben definito alle spalle. Arriviamo da altri progetti più o meno importanti e da tanti live, poi ci siamo incontrati perché probabilmente avevamo qualcosa da raccontare e da quando abbiamo ascoltato i primi provini ci siamo resi conto che effettivamente dovevano essere incisi su album, ed eccoci qui ad oggi con esaltanoica il nostro primo disco, dopo aver messo la testa fuori dall’acqua con ” io non dormo mai ” il nostro primissimo lavoro, stiamo bene insieme e lavoriamo molto bene.

Mondi, sogni e percorsi che si sono intrecciati nel nome di cosa? Raccontateci di voi.
Si sono intrecciati nel nome della musica, dei testi, alle volte basta aprire l’anima, ascoltare il cuore e non riflettere poi tanto sui vari tecnicismi, lasciare che fluisca il fiume della passione per l’arte, a volte funziona a volte meno, ma credo sia indispensabile fare in modo di lasciare sgorgare tutta quanta l’essenza dell’individuo nel caso l’individuo ritenga di non poterne fare a meno.




Esaltanoica è il vostro album: 13 tracce che raccontano di voi. Qual è , fra quelli presentati, il brano che vi rappresenta maggiormente?
Esaltanoica non racconta di noi soltanto, racconta di tutto quello che ci circonda ora, del paese della gente, dei problemi e perché no, alle volte di qualche soluzione, onestamente, personalmente non ho una canzone preferita o una che ci rappresenti in particolar modo, c’e’ tutto il disco a rappresentare lo stile, l’intenzione.

Perché un nome così particolare per la vostra band?
Il nome della band unisce il pianto, ovvero un senso di attenzione, non si piange solo per gioia o per dolore, alle volte si cerca attenzione, se pensiamo ad un bambino, quando ha fame piange, per esempio, quindi un grande desiderio d’ascolto, di attenzione come detto, Azzurra, possiamo tranquillamente dire che Azzurrina Malatesta, la bimba del castello di Montebello ci ha influenzato, quella leggenda ci ha colpito, ma alle fine abbiamo voluto utilizzare il nome di una donna, di una bimba in questo caso di modo da poter cogliere il senso di purezza, di bellezza, il nostro IO, puro e schietto …. da qui Il pianto di Azzurra

Cosa vi augurate di suscitare in chi vi ascolterà?
Onestamente, non saprei cosa desiderare da chi ascolta,  questo è il nostro quadro e se la gente lo vorrà guardare noi saremo ben felici di condividere con loro il nostro pensiero; speriamo di poter dunque emozionare.