Live Report: Luca Carboni a Villa Ada – Roma Incontra Il Mondo


a cura di Alberto Parisi

Roma, 25 luglio 2016 – Che la notte di Villa Ada sarebbe stata unica nel suo genere ce ne siamo accorti ancora prima di entrare: mentre ci affrettiamo per prendere posto nell’area concerti, dal palco provengono i suoni di un dj set del tutto speciale: alla consolle Gino Latino, storico disk jockey al quale Luca Carboni ha affidato il compito di aprire i live del Pop-Up Summer Tour. Le grandi hit degli anni ’80 e ’90 mixate per la gioia di un pubblico che, evento davvero raro, già prima del concerto più che caldo appare proprio “cotto a puntino”. Mamme e papà, bambini e adolescenti, ventenni e trentenni: tutti ballano e cantano, rendendo l’attesa la più piacevole delle feste.

Dopo il pre-party ecco salire sul palco Luca Carboni e la sua band, coperti da una tunica bianca e con il cappuccio calato in testa. “Il futuro è stasera”, ripete a mo’ di mantra la voce sintetizzata, e “Happy”, brano scelto come inizio del live, rappresenta il punto di fusione di ciò che è stato e ciò che è ora, con lo sguardo sempre rivolto al domani di un cantautore continuamente capace di rinnovarsi, senza mai perdere la sua natura più vera.

Leggerezza, malinconia, graffiante critica e beffardo sarcasmo, un sorriso amaro di fronte a uno specchio. “I ragazzi che si amano”, “Virtuale”, “Le storie d’amore”, “Dio in cosa crede”, “Sarà un uomo”, “La nostra strada”, “Solarium” e “Milano”, mentre il “muro” di led alle spalle racconta visivamente la prima parte di un concerto che è un viaggio nel quale gli ultimi brani si intervallano alle imprescindibili canzoni del passato, più e meno recente, dell’artista.




Con “Il mio cuore fa ciok!” il live spicca definitivamente il volo: è impossibile, per tutti i presenti, non cantare. “Silvia lo sai”, “Farfallina” e “Inno Nazionale”: in questi tre brani c’è tutto il Luca Carboni che il suo pubblico ama, storie che diventano musica, l’amore prepotente di chi non è mai riuscito a trovare la quiete, la disarmante descrizione di chi siamo e forse non dovremmo essere.

Si continua con “Non è”, “Mare Mare”, “Luca lo stesso”, “10 minuti” e “Ci vuole un fisico bestiale”, che chiude la parte ufficiale del concerto: è il pop portato alla sua superficiale estremizzazione, che custodisce testi di totalizzante intimità. Ma è una festa, e non può ancora finire. E’ un incontro tra vecchi amici, e bisogna salutarsi per bene. Ecco allora che Luca e la sua band tornano sul palco per i bis: “Bologna è una regola”, “Fragole buone buone” e “Vieni a vivere con me”. C’è chi si abbraccia e chi canta, chi si diverte e chi si commuove: è veramente uno spettacolo nello spettacolo osservare come le stesse canzoni siano capaci di trasmettere tante emozioni diverse.

Una bellissima serata di musica è appena terminata, e a noi non resta che constatare, se ce ne fosse ancora bisogno, di come Luca Carboni abbia saputo attraversare quattro decenni della nostra storia sociale e musicale interpretandoli, sempre, con profondità e lucidissima (auto)ironia.  Il Pop-Up Summer Tour è stato ancora una volta tutto questo: la straordinaria capacità di un artista di parlare a pubblici diversissimi tra loro, riuscendo sempre a far cantare a squarciagola canzoni che raccontano l’amore, la morte, le rivoluzioni e i mari, che continuano ad aspettarci mentre siamo lì per arrivare.