[Intervista] John B. Arnold: la musica elettronica non è un oggetto di commercio


a cura di Raffaella Ceres

Calcatronica è il festival di musica elettronica dove la sperimentazione conduce il pubblico fra arte, natura ed architettura. Dal 12 al 14 agosto Calcata, pittoresco paesino dell’entroterra laziale, sarà il palcoscenico naturale di un festival che si sta facendo notare nel panorama dei festival italiani dedicati all’elettronica. John B.Arnold ne è l’ideatore e a pochissimi giorni dal taglio del nastro per la 4^ edizione del festival ha condiviso con noi qualche interessante analisi di lettura del prossimo evento.

https://www.facebook.com/calcatronicafestival/videos/486921031518319/

John B.Arnold, da dove nasce l’idea di questo progetto musicale e come si è evoluta in questi quattro anni?
Tre anni fa ero a casa e, non avendo la possibilità di andare in vacanza, ho deciso di fare un concerto di musica elettronica sotto casa con un palco e impianto, tanto per abbattere la noia e stare con i miei vicini a ferragosto. Poi si sono aggiunti altri due musicisti e poi una conferenza/ concerto ed infine delle performance in un locale fuori dal borgo. Così è nata Calcatronica: in un giorno solo ma, sono arrivate quasi 300 persone con pochissima pubblicità. A quel punto ho capito che c’era qualcosa che bisognava continuare.

Il festival è dedicato alla sperimentazione ed alla ricerca elettronica. Qual è la cifra stilistica che rende questo festival significativo rispetto ad altri festival che hanno la stessa ambizione artistica?
Non soffrendo molto la EDM ( Eletronic Dance Music), cerco di avere ogni tipo di musicista elettronico nel festival. Dall’Experimental, Electro, Drum & Bass, Techno, Minimal, Deep House al Drone e Noise. Ultimamente la musica elettronica è diventata un oggetto di commercio. Cerco di rompere questa tendenza presentando un festival vario e interessante. Ci sono altri festival che fanno vari genere di elettronica ma non in un contesto bello come quello di Calcata.

Ti è capitato di confrontarti con altri ideatori di festival di elettronica in Italia? Qual è la problematica che emerge più frequentemente e quale invece un aspetto positivo rispetto alla musica elettronica nel paese tradizionalmente del bel canto?
Ho dei colleghi che sono anche amici che fanno festival come Truckstop, Stirpe 999, Free Field, Liminal e altri che fanno tipi di festival di genere diverso ma dove comunque la qualità e la varietà non mancano. A me le serate di Techno di tendenza non interessano. Le problematiche iniziano quando una tipologia di pubblico aspetta o pretende qualcosa che tu non gli puoi dare, forse qualcosa che abbia a che fare con la EDM.




Sei prima di tutto un musicista: da New York all’Italia per lavoro o per passione?
Ho una casa in Italia da molti anni, proprio a Calcata dove si svolge il festival. Ho di sicuro una passione per l’Italia e per i paesi come Calcata e quelli vicini, come Viterbo e Civita Castellana che adoro. Ho lavorato in Italia per molti anni come musicista di jazz e insegnante. Posso dire che si vive molto bene in Italia ma si potrebbe vivere molto meglio con un governo migliore.

Un elemento che mi ha colpita molto della struttura del Calcatronica è rappresentata dalle attività di confronto di esperienze durante il festival. Non solo musica dunque ma incontri ragionati e strutturati. Che tipo di pubblico partecipa a questo tipo di esperienze? Nuovi obiettivi?
Adoro il pubblico che viene perché non è solo un pubblico educato ma anche curioso. Questo è quello che differenzia Calcatronica dagli altri festival. I nuovi obiettivi saranno in futuro di aprire più spazio al dibattito e alla conoscenza dei generi e la storia con corsi e seminari dedicati. Avere nomi grossi a prezzi inflazionati da agenzie che fanno una speculazione sul settore a me non interessa. Far conoscere gruppi sconosciuti ad un pubblico pronto ad ascoltarli: questo è il mio interesse ed obiettivo principale.

Cosa si può fare ancora per facilitare la corretta fruizione della musica elettronica in Italia?
Cominciare a vedere la musica elettronica meno come fenomeno di massa ma di “art form”. Il pubblico Italiano ha l’abitudine di seguire le tendenze. Ultimamente è la Techno che va benissimo ma quando anche questa tendenza raggiungerà il livello di saturazione inizieranno nuovi problemi di ricerca di genere.

Un’ultimissima domanda: quali potrebbero essere tre indicatori di qualità che aiutino il pubblico ad ascoltare musica elettronica di qualità?
Il mercato da anni è saturo di ogni tipo di elettronica che ormai non si vende più e pochi lo sanno ma i “sub-generi” sono quasi 500. Pochi sanno cosa ascoltare. Selezionare tre indicatori sarebbe difficile. Conosco gruppi che mi piacciono e cerco di seguire le loro “uscite” discografiche, come Arovane, Autechre, Grischa Lichtenberger, Jan Jelinek, Prefuse 75, D’arcangelo, Plaid, Robert Lippok, Boards of Canada e molti altri, ma questo funziona per me. Bisogna avere solo pazienza e trovare quello che ti piace. Senza fretta però, perchè è un percorso tanto affascinante quanto lungo.

http://www.calcatronica.org/