[Intervista] Niccolò Matcovich: non perdiamo l’abitudine di andare a teatro


a cura di Raffaella Ceres

In scena a Roma fino allo scorso fine settimana con due spettacoli belli (di quelli davvero belli) dei quali firma la regia, Niccolò Matcovich ci aiuta, in questa interessante intervista, a rimettere ordine nel caos delle cattive abitudini di chi forse il teatro non lo vive fino in fondo

Surgèlami al Teatro Studio Uno e Chatters al Teatro Tor Bella Monaca: entrambi gli spettacoli con la Compagnia Habitas e la firma del giovane regista Niccolò Matcovich che il teatro ce l’ha nel sangue. Una convinzione la sua maturata già ai tempi del liceo, quando comprende che non avrebbe potuto fare altro nella vita. Chatters, ci racconta Niccolò, è uno spettacolo che mette in scena un talk show televisivo e lo scopo è quello di demolire i tabù che ruotano intorno alla sfera televisiva dal punto di vista teatrale. Surgèlami rappresenta l’invito per lo spettatore ad entrare in un lavoro nato da una scrittura collettiva e che il direttore del Teatro Studio Uno ha definito un’esperienza.

Qual è stato il tuo primo passo verso questo mondo tanto affascinante?
Il primo passo è stata la rinuncia all’università. Avevo scelto Scienze dello Spettacolo alla Sapienza di Roma sperando di trovare un ambiente stimolante, ricco e molto fattivo. Questo perché ancora perché non sapevo nulla del mondo accademico. Ho scelto di lasciare l’università e di dedicarmi al lavoro nel teatro totalmente.




Quali sono le difficoltà maggiori del “ fare teatro a Roma” attualmente?
Roma è una città che ha tantissima vita sotterranea: ci sono amici e colleghi che ci provano in tutti i modi a fare cose interessanti però, vuoi per la difficoltà ad accedere agli spazi, vuoi per la difficoltà a dialogare con le istituzioni, non è semplice trovare dei canali per portare in scena i propri lavori. Tante difficoltà io penso siano molto specifiche di Roma nel senso che la mia formazione mi ha portato per tanti anni a vivere a Milano, ad esempio, e devo dire che è una città più ricca ed aperta. C’è più abitudine ad andare a teatro, esiste un diverso sistema culturale. Roma è grande, dispersiva, caotica e non permette di essere esplorata vissuta e amata come dovrebbe.

Le pessime abitudini da perdere scegliendo di andare a teatro quali sono secondo te?
In primis Prima di andare a teatro bisogna avere una coscienza generale di quello che offre il panorama della città nella quale ci troviamo. I teatri non sono solo i grandi nomi o i grandi teatri stabili e Roma ha un sotto strato di teatri off che è molto numeroso ed interessante nelle proposte. In secondo luogo la cosa per la quale mi batto maggiormente: l’abitudine e l’educazione teatrale devono partire dalla scuola! Il teatro è un canale culturale che è fatto tantissimo dai giovani e si trovano un sacco di cose belle e non è noioso e polveroso come ancora si continua a pensare. La mancanza di curiosità è una responsabilità del sistema scolastico. Se poi volessimo scendere nel pratico ti direi che: 1) a teatro non si devono portare pregiudizi e preconcetti; 2) non si deve avere il cellulare acceso; 3) bisogna ritrovare lo spirito fanciullo, senza filtri. Bisogna ritrovare La prontezza e la predisposizione alla meraviglia per ciò che si vedrà a teatro.

Io credo che le persone a teatro abbiano paura di applaudire. Tu cosa ne pensi?
Dobbiamo ritornare ad una coscienza del valore dell’applauso e invitare lo spettatore a cercare di capire il momento dell’applauso. Per fare questo scollerei totalmente il teatro dalla televisione. L’applauso è stato camuffato dall’orribile abitudine televisiva della sovrabbondanza.

Prossima fermata?
A Marzo al teatro Marconi: vi aspetto!