[Report] Per un istante vivere, per un istante amare

a cura di Raffaella Ceres

“Per un istante” presentato dalla Sycamore T Company, è un geniale esempio di teatro commedia leggera e non banale. Scritto da Michele Cesari, Marco Palange, Gian Piero Rotoli lo spettacolo è andato in scena presso lo Spazio Diamante di Roma entusiasmando pubblico e critica

Ti siedi in platea e già ridi. Perché? Perché quello che ti si presenta davanti agli occhi è il cliché del ragazzo medio di 30 anni circa, oscillante fra la sindrome febbricitante del peter pan 2.0 e quel che resta di un giorno passato davanti alla play. Ridi e poi ti ritrovi nel mezzo di una commedia fresca, veloce, originale e ben scritta dove si parla di amore ma unicamente dal punto di vista maschile. E non maschilista. Per un istante è un favola moderna senza il vissero e felici e contenti. Ci accontentiamo del vissero, anzi del vivranno perché, basta un istante per cambiare o restare, sopravvivere o vivere. La commedia è la storia di 3 amici, Michele Cesari, Marco Palange, Gian Piero Rotoli alle prese con i sentimenti, con il romanticismo e con le energie che tutto questo comporta. Lo spettacolo piace soprattutto perché mostra come l’amore vissuto attraverso gli occhi degli uomini, non sia affatto così scontato come l’universo femminile possa pensare. Non può esistere amore se non siamo in grado prima di tutto di amare il nostro essere nel mondo, questa è la vera lezione di Per un istante perché, se è vero che non esiste una mappa dell’amore è vero anche che è possibile segnare tutte le strade che vogliamo per una topografia da inventare e che ci lasci il gusto di meravigliarci per la vita. Bravi gli attori in scena, accogliente la realizzazione scenica di Alessandro Averone ed Emanuela Liverani, originale la segmentazione temporale scandita dalle scientifiche quanto ironiche definizioni dell’amore con la voce fuori campo di Giorgia Lepore e non possiamo non segnalare il brano presente fra le musiche di scena ” A State of Grace” scritto da Gian Piero Rotoli e Marco Guazzone

Lo stesso Gian Piero Rotoli ci ha gentilmente raccontato qualcosa in più dello spettacolo in questa intervista per 06live.

L’amore raccontato dagli uomini: come è nata questa geniale intuizione?
Grazie per il valore che dai all’intuizione. Nasce da un momento molto particolare in cui osservavo Michele alle prese con una storia d’amore che stava naufragando, ma non per la mancanza d’amore. La storia stava giungendo al termine perché l’uno chiedeva all’altro di cambiare. Ora non mi fare andare più in dettaglio perché, ovviamente, il resto è personale e riguarda il mio amico e poi comunque questa è la mia opinione personale estrapolata dai suoi racconti e dall’osservazione e potrebbe non corrispondere alla verità, ma vero o non vero, quel nodo dell’impossibilità di cambiare, pur amando, è stato un grande input. Nell’immagine comune si pensa che le donne siano quelle che ragionano, riflettono, rielaborano mentre l’uomo agisce e basta…insomma tutto il dramma è lasciato a loro. Beh, vi posso assicurare che noi maschietti facciamo esattamente le stesse cose, abbiamo gli stessi pensieri, le stesse speculazioni e le stesse paure. Per dare voce a noi maschietti ho pensato di raccontare la storia – dell’amore e delle sue vicissitudini – senza mai vedere l’oggetto dei desideri dei protagonisti.

Un testo teatrale complesso nella sua semplicità nella quale inserite definizioni “ scientifiche” dell’ innamoramento. Come mai questo doppio livello di lettura?
L’obiettivo era cercare di afferrare il concetto dell’amore. Impresa impossibile, perché è un po’ come cercare di afferrare il concetto della vita stessa. Ma la mera ricerca racconta la necessità di capire qualcosa di più su questo sentimento che ti travolge e ti fa sentire completamente diverso. E’ quello che cercano di fare, ognuno a proprio modo, i protagonisti della storia. Il personaggio di Stefano è quello più analitico ed è proprio lui che innesca il meccanismo della definizione scientifica, estrapolata e raccontata poi con la voce narrante della bravissima Georgia Lepore che aggiunge questa tinta di colore con grande ironia; l’obiettivo era parlare di tutto questo con leggerezza, con ironia e con qualche piccola stretta al cuore qui e lì.

Sarebbe carino ora pensare ad un progetto in parallelo tutto al femminile. Che ne pensate?
A dire la verità ci ho pensato! La storia finisce con Pier che si trasferisce a Londra e avevo pensato di ambientare il tutto nella cucina di Pier con le ragazze dei rispettivi tre. Le ragazze in cucina a prendere un tè, i ragazzi nel salotto a giocare alla PlayStation, ma non li vediamo – li sentiamo solamente. Non so…è un’idea che sto prendendo in considerazione ma vedremo.

Qual è stata la scommessa più difficile vinta nel mettere in scena “Per un istante”?
Non sapevamo quale sarebbe stata la risposta del pubblico! E se non avessero riso a nulla? E se non fosse stato abbastanza chiaro? E così via… e invece è piaciuto e il pubblico ci ha accompagnato con sonore risate.

E la soddisfazione maggiore?
I commenti del pubblico. Molti si sono ritrovati in ognuno dei personaggi, aver sentito spesso il commento “una commedia intelligente che fa riflettere” e aver avuto persone che in un certo senso hanno invidiato l’amicizia e l’affiatamento dei tre personaggi sul palco: tre matti che si accolgono nonostante tutto, nonostante le loro assurde fragilità.

Vi rivedremo presto sui palcoscenici romani?
E’ molto probabile e a quanto pare c’è anche un interesse nel portarlo in giro per l’Italia, ma tutto ancora prematuro per dire qualcosa.