[Intervista] Il ritorno del Management del Dolore Post-Operatorio? Un incubo stupendo


a cura di Raffaella Ceres

Siete pronti per la fine del mondo? Noi lo abbiamo chiesto a Luca Romagnoli cantante del Management del Dolore Post-Operatorio, rock band fra le più interessanti nel panorama italiano ed attualmente in tour fra incubi stupendi e correnti ventose decise a rende mobile persino il tempo più fermo

Un incubo Stupendo è il titolo del nuovo album del Management del Dolore Post-Operatorio uscito lo scorso 10 marzo per La Tempesta Dischi. Un incubo stupendo è anche il nome del nuovo tour del duo Romagnoli-Di Nardo, affiancati per l’occasione da IMURI, band teramana formatasi nel 2014 e composta da Lorenzo Castagna (chitarra), Antonio Atella (basso) e Valerio Pompei (batteria). L’intera produzione artistica del disco è opera dello stesso Marco ‘Diniz’ Di Nardo. Abbiamo fatto una simpatica chiacchierata con Luca Romagnoli a poche ore dal concerto romano e le risposte sono da leggere tutte d’un fiato, così come andrebbe ascoltata la musica di questi artisti imprevedibili, sinceri e travolgenti.

A poche ore dal concerto romano quali emozioni vorreste portare sul palco dell’Alien con voi?
Ragioniamo come dicono i calciatori: partita per partita! Vogliamo vincere la stima, l’apprezzamento e l’amore incondizionato di chi ci vuole bene. Saliamo sul palco e diamo il massimo sempre in ogni concerto; è quello il nostro mestiere ed è la cosa che ci diverte. Non sapremmo fare altro!

Il brano che idealmente dedicate al pubblico di Roma?
“Naufragando”: non per una motivazione pratica o emotiva ma semplicemente perché attualmente è il nostro brano preferito, quello che ci piace di più suonare.

Uno dei messaggi di questo brano che hai appena ricordato, sembra essere quello di non smettere mai di meravigliarsi. Cosa ti va di dire a riguardo?
Questo è un brano che in realtà racchiude una storia un po’ segreta che proprio per non rovinare l’ emotività e l’ascolto agli spettatori ho deciso di non rivelare. Credo comunque che spiegare il segreto delle canzoni sia in parte come sparare in testa all’ascoltatore che ha la sua visione e te dicendogli la tua è come se eliminassi tutte le altre. L’idea che ho è che mi piace lasciare aperta la porta dell’emotività anche per questa canzone.




Ascoltando e curiosando il vostro nuovo album vorrei chiederti: è un lavoro di dicotomie o dissonanze?
Siccome lavoriamo sui dischi in maniere molto libera sia a livello musicale che a livello di testo, io credo che sia un lavoro simpaticamente definibile di “bipolarità”! In una canzone siamo innamorati, la canzone dopo mandiamo ‘affanculo qualcuno, poi siamo rassegnati, e in un’altra invece decidiamo di combattere: insomma ci sono tutte queste parti di noi nella nostra musica. Noi che siamo persone diverse in base alle situazioni. Le nostre canzoni ci raccontano pienamente in tutti i nostri aspetti anche caratteriali e ci riteniamo liberi di raccontarci in tutti i modi in cui possiamo essere.

Un lavoro caratterizzato da un ritmo incalzante e linee melodiche testuali molto descrittive: cosa è cambiato nel vostro stile dall’ultimo album ad oggi?
Siamo più vecchi, abbiamo qualche anno in più, vestiti diversi, facce diverse, acconciature diverse! Ovviamente non sto parlando di moda ma siamo proprio diversi noi e come siamo diversi noi sono diverse anche le nostre canzoni. Abbiamo fatto anche dei cambi di formazione del gruppo e Marco si è occupato della produzione artistica del disco, una cosa questa che prima non avevamo mai fatto. Un Incubo stupendo è un disco che abbiamo cercato di scrivere e di suonare in maniera diversa, ricercando anche cose che non avevamo cercato prima. Ci piace sperimentare sulle nostre possibilità. Non è detto che dobbiamo rivoluzionare la musica però, sperimentiamo su noi stessi e su quello che riusciamo a fare sul meglio che riusciamo a dare.

In palco per questo tour siete in formazione quintetto.
Abbiamo scelto di collaborare con questa band di Teramo, Imuri con i quali abbiamo provato e registrato tutto il disco. Con il basso, la batteria e la chitarra e diventiamo in cinque e per la prima volta con due chitarre. Marco ha sempre scritto per due chitarre quindi adesso, durante i live, siamo una formazione che riesce a riprodurre molto meglio quello che abbiamo sempre suonato e scritto perché gli incastri fra le due chitarre sono tipici della scrittura di Marco. Siamo molto contenti e le canzoni funzionano: insomma va tutto bene!

Voi siete una rock band italiana che canta in italiano: quanto è importante difendere il made in Italy?
Guarda non ne faccio una questione di campanilismo o di lotta per la patria però, io credo che le persone siano capaci di esprimere meglio tutto quello che provano esprimendosi nella propria lingua a prescindere da patriottismi del cazzo.

Un incubo come fa ed essere stupendo?
Come fa… quando una persona, che cerca di esprimere se stesso nella propria purezza più assoluta poi magari sbaglia, perde ma non è detto che dobbiamo essere sempre tutti vincenti o che debba andare tutto bene. Quello che conta è avere energia e riempirsi di quella cosa bellissima che è la meraviglia che sta prima dello scoppio, prima che accadano le cose. Le cose sono belle anche e soprattutto mentre le sogniamo, mentre le immaginiamo, mentre le desideriamo. È tutto bello quando nonostante i problemi cerchiamo di combattere e quindi a quel punto non conta se perdiamo. Ben venga la sconfitta, l’importante è che cerchiamo meraviglia e che non abbassiamo tutto alla banalità.