Oltre ogni ostacolo: intervista a “Il Quarto Imprevisto”


a cura di Raffaella Ceres

Il 2015 segna l’esordio della Band il Quarto Imprevisto con il loro album “ Resti”. Dieci canzoni, dieci affreschi di emozioni, in cui la nuda umanità viene descritta e sezionata in un linguaggio musicale a metà strada tra cantautorato italiano e pop internazionale. Ecco cosa hanno raccontato ai lettori di 06live

Ciao ragazzi, prima di presentare il vostro album, mi piacerebbe che voi stessi ci raccontaste chi siete e com’è iniziato il vostro percorso insieme!

La band nasce nell’hinterland napoletano nella seconda metà del 2010, ma è dal 2012 che possiamo definirci attivi. Dall’incontro tra Antonio e Giovanni, cantante e chitarrista ed autori dei brani, è nato il nucleo di quella che sarebbe poi divenuta, dopo qualche assestamento, la formazione attuale, con l’ingresso quasi immediato di Riccardo Schmitt alla batteria e di Emiliano Berti al basso, nel 2014.

Perché avete scelto di chiamarvi Il Quarto Imprevisto?

Beh, innanzitutto ci piace come suona. È legato comunque a tutti gli avvenimenti che hanno in qualche modo ostacolato, soprattutto nei primi periodi, un sereno percorso di crescita della band. Ad ogni modo, crediamo si anche fortemente legato a quanto raccontato nei nostri brani, rispecchia la poetica che anima la nostra musica.

Il 2015 è l’anno dell’uscita del vostro primo album “Resti” che è arrivo e partenza di un percorso artistico e di maturazione personale che vi vede insieme dal 2012. Che ne pensate?

È un traguardo che finalmente abbiamo raggiunto. C’è voluto del tempo, ma ne è valsa la pena. Siamo arrivati in studio, al momento delle registrazioni con la consapevolezza di aver fatto fino a quel punto del nostro meglio per trasferire in musica quanto vissuto negli ultimi anni.




Il vostro stile musicale si muove fra il cantautorato italiano e il pop internazionale. Avete degli artisti di riferimento in particolare? O degli elementi musicali che anche in fase di arrangiamento vi piace ricercare e ritrovare nei vostri brani?

Ci sono ovviamente dei modelli di riferimento, ci capita che ogni anno impazziamo per un disco. Quest’anno ad esempio, l’artista che ci ha spiazzato, in maniera positive, è Dan Mangan. L’anno scorso è capitato con l’ultimo degli Elbow, seguiti da tutti noi in realtà da tempo. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, ci facciamo guidare dall’ambiente che una determinata scelta stilistica può creare. Lasciamo spazio, nel lavoro di sala ed anche nelle preproduzioni studio, alle idee che man mano vengono, senza precluderci via alcuna.

Dieci brani per raccontare la contrapposizione fra ragione ed emozioni. Come e quando nascono questi pezzi?

I brani presenti nel disco riflettono quanto abbiamo vissuto in tutti questi anni. Non ci prefissiamo di raccontare storie, dare insegnamenti. Semplicemente mettiamo nelle nostre canzoni una parte di noi. Dal punto di vista pratico, non c’è un modus operandi definito. Può nascere prima il testo, poi la musica, o viceversa. Il fatto che la composizione sia affidata a due elementi porta a una dialettica della creazione e di conseguenza ad una riflessione ed un confronto su quanto si racconta già in fase di composizione.

Se voleste definire la vostra musica con un unico aggettivo, cosa direste?

Intensa.

Dove e quando potremmo ascoltarvi live?

A breve verranno pubblicate sul nostro sito (www.ilquartoimprevisto.it) tutte le date dei concerti che sosterremo.