[Intervista] Profumo di fiori d’arancio per la ciurma di Capitan Capitone!


a cura di Raffaella Ceres

Capitan Capitone, al secolo Daniele Sepe e i Fratelli della Costa è un collettivo, o meglio una ciurma, che raccoglie le migliori lame di Napoli contemporanea. Insieme hanno già dato vita ad un epico concerto in piazza Dante a Napoli a sostegno della cassa di resistenza operaia dei cassintegrati Fiat, coinvolgendo migliaia di persone in un concerto che è la fotografia di quello che accade oggi musicalmente in città. Mostrano le diverse anime musicali di una città ricca e prosperosa di note come Napoli: il rock, la canzone d’autore, il jazz, il funk, il punk, il reggae, il rap e di tutto di più. Il collettivo ha un assetto variabile, e si dà all’arrembaggio a seconda del galeone da assaltare. Ora giunti al secondo album, dopo le soddisfazioni regalate dal primo (a cominciare da Le range Fellon o L’ammore ‘o vero), e dopo la felicità di aver visto ai concerti un pubblico che va dai quattro ai settantaquattro anni. La pirateria fa proseliti. Questa volta si racconta del matrimonio di Capitan Capitone, che si sposa con una signorina di buona famiglia. E cosa può succedere in questo frangente? Avete presente “Indovina chi viene a cena” o “Miseria e Nobiltà”? Esattamente…. La downtown e la uptown, giustamente, entreranno in un colorito conflitto. Anche “Capitan Capitone e i Parenti della Sposa” è stato realizzato con una campagna di crowdfunding che si è da poco conclusa, questa volta sulla piattaforma produzionidalbasso.com. Un album ricchissimo, con una ciurma di 69 fantastici musicisti dalle coste di Partenope, tra i quali Daniele Sepe, Gnut, Roberto Colella, Dario Sansone, Andrea Tartaglia, Tommaso Primo, Marcello Coleman, Speaker Cenzou, Shaone, Pepp-Oh, Stefano Bollani, Gino Fastidio, Sara Sgueglia, Alessio Sollo, Nelson, Robertinho Bastos, Galera de Rua, Don Pasta.

Capitano, come nasce il collettivo che costituisce la sua ciurma?
Un paio di anni fa ho cominciato a frequentare un piccolo club dove Gnut e Dario Sansone ospitavano ogni sera qualche cantautore della scena Napoletana. Con i più simpatici ho stretto amicizia, mangiare, bere andare per mare. Ho notato che con l’eccezione di pochi, nonostante la bravura, non erano conosciuti tantissimo al di fuori della regione, e m’è venuto in mente il vecchio detto l’unione fa la forza




Perché “Capitan Capitone”?
Ho un gommone mezzo scassato che chiamai “Capitone”. Al posto dei gavoni aveva le vasche in plastica dove a Natale le pescherie mettono dentro i Capitoni vivi a sguazzare. Poi Dario ha cominciato a chiamarmi Capitano quando ci incontravamo, e allora è arrivato Capitan Capitone

Questa volta si racconta la festa di uno sposalizio! Come è nata l’idea di questo soggetto?
Il primo album si è rivelato un successo inaspettato. Le range fellon e L’ammore ‘o vero sono diventati virali. Non ce l’aspettavamo manco noi. Fare il secondo album ci metteva al rischio di ripetere una raccolta slegata di brani, e allora m’è venuta l’idea di raccontare una storia ed affidare una scaletta di episodi, argomenti, ad ognuno. Il matrimonio era il pretesto per raccontare delle differenze di classe, tic e abitudini, che ci sono a Napoli come dovunque.

Secondo lei, “Le differenze” possono essere un motivo di festa?
Quando vincono i poveri certamente….è l’unica differenza che approvo incolmabile o quasi, quella di classe. Uomini, donne, razze sono differenze che arricchiscono, i ricchi depredano tutti indistintamente.

Il disco è un vero e proprio racconto in musica. Quanto tempo è stato necessario per elaborare il lavoro e completarlo?
Ti sembrerà strano: tre sere a casa mia a bere e scrivere tutti insieme, dieci giorni in sala per registrare tutto.

Il lieto fine c’è, così come c’è anche la risata finale dell’invitato che non fece mai in tempo ad arrivare alla festa: metafora del “se ne avete voglia troverete sempre un motivo per far festa?”
La vita ci riserva spesso un lavoro non gradito, non è il nostro caso, e mal pagato. Sento il dovere di far riflettere senza aggravare la malinconia del quotidiano. Un po’ come faceva Monicelli coi suoi film.

Una ciurma numerosa per stili musicali proposti altrettanto numerosi. Questo è uno degli elementi che rende speciale l’album. Se lei lo volesse identificare attraverso un solo aggettivo?
La sai la canzone “’O Guarracino”? Anche là c’è un matrimonio e una rissa, e tutti i pesci del mare. Lo definirei ‘O guarracino della moseca

Capitano, possiamo chiederle un suo invito dedicato per partecipare alla festa? Come ci inviterebbe?
-Purtate ‘a busta
-Dress code non necessario!