[Intervista] Ennio Salomone presenta La favola di Coccodè

“La favola di Coccodè” è il singolo di Ennio Salomone uscito lo scorso 23 giugno anticipando la pubblicazione del suo album d’esordio a settembre 2017 dal titolo “Se passeggio faccio prima”, disco prodotto da Stefano Borzi per la Stemma Records. “La favola di Coccodè” è un gioco, una canzone per vecchietti e per bambini. Niente vie di mezzo. Racconta di un omone raggiante e sicuro di sé che parla tanto, ma non dice mai niente. E noi, allora, fuggiamo dentro i nostri pensieri più reconditi, cerchiamo di metabolizzare i nostri amori perduti in attesa di un saluto, di una buonanotte. “Poi se alla fine della storia troverete della filosofia – specifica Ennio – vuol dire che questa è una favola e io sono un filosofo”.

“Se passeggio faccio prima”: ma “prima”, per chi o per cosa? Ennio svelaci qualche indizio in attesa dell’uscita del tuo album d’esordio a settembre.
La domanda è: rispetto a chi? Forse rispetto a chi corre, a chi accelera il passo per arrivare prima a una qualche risposta, o a una destinazione. Io no, io passeggio. Faccio con calma, mi godo il paesaggio, la strada e persino i clacson snervanti delle code in tangenziale. E in quella passeggiata respiro, fisso gli sguardi, intuisco gli umori e sento un sacco di musiche. Tempo un minuto e sono arrivato.

In questi giorni stai presentando il singolo che anticipa l’album che già dal titolo è tutto un programma: “La favola di Coccodè”. Perché proprio coccodè e non cip-cip per esempio?
Perché se fosse cip cip sarebbe un pulcino. Coccodè è uno bello grande, è un omone che pondera e sa quello che fa. È quel tizio che parla parla e non dice mai niente. Pretende che lo ascolti, ti fissa negli occhi e ti parla per cento e passa anni. Io però non mi arrabbio. Metto gli occhiali da sole e volo con la fantasia, lontano, mentre lui continua a parlare. Penso ai miei amori passati, alle vacanze e a cosa mangerò per cena. Poi torno, diversi anni dopo. Se sono fortunato lui se n’è già andato.

Tornando semi-seri: il tuo singolo da una parte è orecchiabile e fresco, perfettamente in linea con la nuova bella stagione che arriva; dall’altra parte è una favola complicata nella quale il finale non è scontato e non c’è una morale codificabile alla stessa maniera per tutti. Cosa mi puoi dire?
Non c’è un finale e non c’è una morale (poi se c’è spiegatemela pure). C’è un intento comunicativo, una filastrocca che si posa, a volte in maniera docile a volte brutale, su una musica che, alla fine, è solo un gioco. Battisti, alle critiche di non-sense e disimpegno che il pubblico gli muoveva, rispondeva a sua volta con una domanda: “Io non faccio niente, propongo delle cose, vi emozionano? Vi piacciono? Si o no? Ok mi fa piacere”.

Che rapporto avevi tu con le favole e quale era la tua favola preferita?
Io amavo parecchio le favole, specie quelle col finale incerto. Quelle in cui mi domandavo: ce la fa o non ce la fa? Forse, ad oggi, la mia favola preferita è “L’acciarino magico”, che talaltro credo di aver scoperto una decina di anni fa.

Come definiresti il tuo stile cantautorale?
Sinceramente non ne ho idea. Probabilmente va bene “musica d’autore”. Fino a poco tempo fa scrivevo testi molto impegnati. Non che ora non lo faccia (poi sentirete nel disco) però forse, un po’, ho cambiato visuale e modo di vedere le cose. Quando cambi angolazione cambi il soggetto, il respiro musicale e l’intento. Adesso provo a scrivere tutto quello che vorrei ascoltare.

Ennio, se ti chiedessimo un identikit di te stesso comprendente anche un tuo difetto ed un tuo pregio, cosa ci diresti?
Preferisco non rispondere, rischierei di dire una miriade di banalità. Posso dirti solo che provo ad essere vero in tutto quello che faccio nella vita. Tanto basta.

Quando hai capito che la musica era la tua strada?
Veramente non l’ho ancora capito. Faccio musica perché finora mi ha fatto stare bene e perché mi fa stare bene adesso. Non sono un genio né sarò mai un innovatore degno di chissà quale nota. Non faccio musica perché ce l’ho nel sangue. Faccio musica perché adesso è il mezzo che più mi consente di realizzare me stesso, quello che sono e quello che voglio dire. Se tra uno o due anni non avrò più nulla da dire venderò la chitarra. O la regalerò alla redazione di 06live.

Posso chiederti una dedica ed un saluto per i lettori di 06live?
Un saluto affettuoso agli amici di 06live e al loro nobilissimo intento di dare voce alla musica indipendente.