[Intervista] Vita mia, l’esordio in musica di Duccio Barbieri è… la forma più dolce per esprimersi

a cura di Raffaella Ceres

Debuttare ad 80 anni? Perché no! “Vita mia” è l’album di debutto Duccio Barbieri, illustre avvocato, classe 1937 dalla voce calda e canzoni ironiche. Cantautore per passione, dall’indole swing, jazz e reggae-time, unisce ai testi in italiano le più belle melodie nazionali ed internazionali che conservano un gusto retrò, ma portando ai giorni nostri un album moderno ed elegante, grazie anche al talento dei musicisti coinvolti Luca Trolli alla batteria, Pierpaolo Ranieri al basso, Seby Burgio al pianoforte, Simone Gianlorenzi alla chitarra elettrica, Giancarlo Russo alla chitarra classica, Simone Salza al sax e clarinetto ed ospite vocale l’autrice e compositrice Marta Venturini. Una produzione importante, affidata e diretta artisticamente dal Maestro Giancarlo Russo, che ha arrangiato l’intero album ed ha scelto per confezionarlo la collaborazione di Fernando Alba che ha registrato insieme a Maurizio Loffredo presso gli Artigiani di Roma e mixato con Fabrizio Simoncioni al The Garage di Arezzo. L’Album in distribuzione Maqueta Records è stato prodotto da Sibilla e Simona Barbieri della Siliàn.

Questa lunga intervista per 06live, è prima di tutto una lezione di stile e di vita. Leggetela con gli occhi curiosi ed attenti di chi riconosce che la passione senza impegno non porta a nulla. E che ci sono incontri che sono più preziosi di quello che noi stessi possiamo immaginare.

Nella vita gli esami non finiscono mai, vero Duccio Barbieri?
E’ vero soprattutto il doveroso e giornaliero esame di sé stessi. Ogni giorno e questo succede soprattutto con il passare degli anni, ciascuno non può evitare di chiedersi se ha correttamente (e con soddisfazione) operato sia nella vita, sia, ed è ancora più importante, nei rapporti con il prossimo; ricordiamoci che il prossimo, a volte, siamo proprio noi stessi. Quante volte è capitato di mettersi in dubbio e quante volte purtroppo ci si è resi conto di non aver fatto tutto ciò che si poteva e si doveva fare. Nascondere la testa nella sabbia, a mò di “struzzo”, è la peggiore soluzione anche perché la sabbia…brucia. Per quanto mi riguarda la domanda che più spesso mi pongo è: “quale è la ragione per cui sono nato? Da quale pianeta provengo? Quando mi verranno a riprendere? (Spero sempre che l’astronave si sia rotta); la costellazione è quella del Sagittario. Attualmente sono in attesa degli esami di riparazione perché ritengo di non aver superato alcune prove quali “l’accettazione della vecchiaia” e “l’abbandono del passato”.

La musica è una sua passione di sempre, è corretta questa affermazione?
La musica è nell’aria e dentro di me. Ed è quindi sempre stata la mia passione anche perché sono stato circondato e coccolato dalla “musica”; con ciò intendo prima la voce dei miei genitori poi quella dei miei figli ed ora quella anche dei miei nove nipoti e dei miei due bisnipoti; sì perché ho anche la fortuna di essere bisnonno. Se continua così: “sai che musica!” . Comunque la musica è la forma più dolce per esprimersi: è nata dalla natura, dai suoi suoni; quindi non avrà mai fine. Quel che mi affascina è che con solo 7 note e 5 semitoni si riesce sempre a comporre melodie diverse!

Da dove ha tratto ispirazioni per comporre le sue canzoni?
Dalla vita, dal mondo che mi circonda, dagli amori (e dagli umori) e con ciò intendo quelli che ho avuto, quelli che avrei voluto avere e quello (bellissimo) che ho attualmente (senza per questo far torto ai precedenti). Ad ottant’anni è arduo pensare ad amori futuri! Ogni Amore è diverso ed è compatibile con gli “Altri” nel rispetto di ciascuno di essi. So bene che (per gli “Altri”), tutto questo può sembrare un torto, ma come ho cercato spesso di spiegare, è impossibile e soprattutto è da egoisti impedire a ciascuno di noi di amare, amare, amare cioè di sentire quel sentimento che più è diversificato e più è “….altruismo”.

Lei è un’autodidatta: a chi si è ispirato maggiormente?
Si purtroppo sono un autodidatta perché, all’epoca, nella mia gioventù, la musica non era materia di insegnamento. Vorrei rinascere, ma non è possibile, a forma di pentagramma così da poter viaggiare nell’aria. La musica si sveglia con me, ogni mattina (ciò non significa che canto facendomi la barba anche perché così evito di tagliarmi) e si addormenta, con me, ogni sera. A volte mi son trovato anche a pregare in musica; ho già scelto la musica che desidero ascoltare quando, giocoforza, saluterò tutti “composto fra quattro pareti di ebano” ed ho inciso le musiche che, ho lasciato scritto, vorrei venissero suonate durante la cerimonia di commiato, con la presuntuosa speranza che almeno, in quell’occasione, ognuno ricordi la mia voce ed il mio amore per la vita; con la mia voce vorrei anche “consolare” chi mi piange davvero e turbare chi mi piange per finta. Le ispirazioni che mi hanno portato a scrivere le canzoni? Derivano da un lato dalla felicità che mi ha dato chi ho incontrato, conosciuto ed amato, dall’altro dal rimpianto di ciò che non è stato o non ho avuto. Nelle parole, cerco anche, a volte, di rappresentare le responsabilità di ogni mia scelta od azione pur se, come si legge sulla mano di ciascuno è tutto segnato ed il Sig. Fato non può essere cambiato ma solo, (se ci si riesce) “indirizzato” soprattutto quando si incontra la sua signora (cioè una “Fata”). Desidero ringraziare però ed innanzitutto Giancarlo Russo, che ha arrangiato le mie composizioni e mi ha accompagnato con la sua chitarra e gli eccezionali musicisti che hanno collaborato in questa avventura: al pianoforte/rhodes Seby Burgio, al basso elettrico e contrabbasso Pierpaolo Ranieri, alla batteria Luca Trolli, alle chitarre elettriche Simone Gianlorenzi, al clarinetto, soprano e alto sax Simone Salza.




A chi dedica questo debutto artistico?
Innanzi tutto a me stesso perché trovo che l’egocentrismo (meglio se si può accompagnare con un POTERE PERSONALE), sia la forza più importante che ogni essere umano dovrebbe avere per superare gli ostacoli esterni ed interni che, si sa bene, esistono in un Mondo, competitivo, quale è il nostro. Solo, ma in seconda battuta, a tutte le donne che mi hanno amato (e che spero mi rimpiangano) e naturalmente ovviamente e cautelativamente, a mia moglie, e poi alla natura ed a tutto ciò che mi circonda e mi accompagna in questo percorso terreno. Infine ad una specifica donna, la “Signora Fortuna” che mi ha permesso di essere ciò che sono, non condizionando così le mie scelte di vita. Questa “Signora” è certamente la più importante di tutte le Signore che ho conosciuto (anche non in senso biblico). E’ importante saperla catturare e tenerla al nostro fianco, il più possibile; questo non sempre dipende da noi ma certamente possiamo aiutarla rimanendo, con Lei, se la si incontra, uniti. La sua frequentazione è possibile solo per chi ci crede; tutti l’abbiamo accanto ma pochi la riconoscono e la sanno trattenere. In una mia canzone, che inciderò nel mio secondo disco, ho scritto “…parlar di te è come averti accanto”; occorre sempre credere in qualcosa, anche se non si avvera; è di aiuto [… l’agnostico arido così come lo scettico …] l’unico vantaggio è che, forse, subisce meno delusioni! Esiste anche la “Signora Speranza”; questa signora ci aiuta ad accettare ciò che viene ed ad andare avanti prendendo (da ciò che ci circonda), solo il positivo oppure rendendo tale ciò che sembra negativo; lasciamo che il “negativo” esista solo per le fotografie tradizionali!; il problema è come riuscire a rendere positivo ciò che non è tale. Vorrei dedicare questo, tardivo, debutto artistico a tutte le donne della mia vita (che non indico per non far torto ad alcuna), comprendendo, fra di esse, anche le mie figlie. Poi desidero dedicarlo a chi “ob torto collo” ha avuto la fortuna o la sfortuna di ascoltarmi. Infine lo dedico a chi mi ha permesso di non limitarmi, aridamente, al mio lavoro di leguleio; quindi ai miei genitori che mi hanno offerto (quando c’erano ed anche dopo che si sono “allontanati” per ragioni naturali) la possibilità di non dover ricercare, giornalmente, il necessario per sopravvivere. I Genitori sono forse l’invenzione più bella del nostro creatore sia perché senza di loro, comunque, non saremo potuti nascere, sia perché, salvo eccezioni, hanno la naturale tendenza di proteggere i propri cuccioli; i figli, ai loro occhi, seguitano ad essere sempre tali. Difficilmente, ci si stacca dal filo ombelicale, (filo ombelicale che non è solo “alimentare/economico” ma anche, psicologico). Il distacco (non desidero per questo essere considerato un femminista) avviene purtroppo, quando si perde la “mamma”. La parola “DE BUTTO”, così come composta, non mi piace, anche se mi sono “buttato” in questa impresa musico/canora con l’incoscienza di un fanciullo e la disperazione di un vecchio legato a filo doppio alla vita. Per questo dedico questo “De Butto” artistico a tutti coloro che mi vogliono bene, sperando che se mi applaudono lo facciano per verità e non solo per amicizia ed affetto. Accetto, anzi pretendo, le critiche, i fischi ed anche frasi quali: “sei un illuso” … Tanto vivo di mio!

Con chi le piacerebbe cimentarsi su di un palcoscenico?
Dovrei scegliere cantanti e cantautori scomparsi così non c’è il rischio di vedermi esaudito e non avrei concorrenza “diretta”. Ricordo ancora due meravigliose serate che ho avuto la fortuna di vivere: la prima in una festa a Fregene organizzata per festeggiare i miei 10 anni d’amore con quella che poi sarebbe diventata, anche formalmente, la mia seconda moglie: palcoscenico con orchestra e Fred Bongusto che comincia il suo show; dopo la prima canzone tutte le luci si sono spente ed una volta riaccese, al posto di Fred, vestito tutto di bianco, c’ero Io vestito tutto di blu; con la modestia che mi è propria, cantai “Spaghetti a Detroit”, soccorso, per fortuna, nella parte finale, dalla voce e dalla presenza di Fred: serata indimenticabile: per me. Mi sono sentito (solo io) un cantante vero e (sempre solo io) mi son chiesto se non avessi sbagliato professione! Ma i sogni finiscono presto e dopo quella sera, ritornai a “cantare” gli articoli dei codici ad un “Pubblico” o meglio ad un “Pubblico funzionario”, cioè un Giudice, non sempre attento e disponibile a condividere le ragioni del mio rappresentato. Mi ha consolato la chitarra (mia compagna inseparabile anche perché ha la forma di un corpo femminile) con la quale mi trovo spesso a dialogare in quella lingua universale che è la musica; quella musica che permise agli uomini di dialogare con gli extraterrestri discesi sulla terra: ricordate il film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”? Valutando i cantanti ancora in attività mi piacerebbe cantare con Fabio Concato, con Peppino di Capri, e fors’anche con Biagio Antonacci, Claudio Baglioni e così via, cioè con cantanti che definisco “romantici”, (ho detto “romantici” non “reumatici”…, data la mia età). In fondo come ho scritto in un quadretto in bella mostra all’ingresso del mio studio:

“Io non volevo fare l’avvocato volevo fare l’attore
ma anche l’avvocato è un attore
solo che deve parlare delle cose degli altri
mentre io avrei voluto parlare dei miei sentimenti.
Io non volevo fare l’avvocato volevo fare il poeta
ma anche l’avvocato è un poeta
solo che non può scrivere le proprie parole
ma solo quelle già scritte dalle leggi.
Io non volevo fare l’avvocato volevo fare il cantautore
ma anche l’avvocato fa musica cantandole agli altri,
o facendo “cantare” gli altri,
solo che la musica la dirige un Giudice.
Io non volevo fare l’avvocato
ma sono felice di averlo fatto
forse come attore, poeta o cantautore
non avrei avuto successo;
l’importante è che mi sento attore, poeta
così posso cantare il mio amore per il mondo”.

Come definirebbe la sua vita?
Una vita fortunata in un mondo creato in maniera perfetta; perfezione che gli uomini stanno però massacrando. Forse è per questo che nelle sacre scritture è previsto il Giudizio Universale: quel Giudizio nel quale, gli esseri viventi, dovranno rendere conto al “Creatore” del loro agire. Ho avuto la fortuna di poter vivere una vita non “spericolata”; di questo sono e sarò sempre grato a tutti coloro che me lo hanno permesso con la speranza che, quando mi dovrò allontanare da questa terra, possa sentire, qualcuno almeno, dire: “che peccato!”. Ho avuto per la maggior parte, incontri positivi e quando non lo sono stati sono serviti di esperienza ed ho cercato di trasformarli tali.



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