Roma Jazz Festival 2019: i concerti di Linda May Han Oh, Cross Currents Trio e Big Fat Orchestra


Roma Jazz Festival 2019
43° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

presenta

la contrabbassista malese

LINDA MAY HAN OH
Aventurine feat. Quartetto Artemisia

martedì 5 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi

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la leggenda del contrabbasso alla guida di un “supergruppo”

CROSS CURRENTS TRIO: DAVE HOLLAND con ZAKIR HUSSAIN e CHRIS POTTER 

mercoledì 6 novembre ore 21
Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi

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la produzione originale in Prima Assoluta Journey Suite di

BIG FAT ORCHESTRA
diretta da Massimo Pirone, special guest Ismaele Mbaye (voce e percussioni)

sabato 9 novembre ore 21
Casa del Jazz

Prevendite
https://bit.ly/2ZfaPlh

Dopo lo straordinario successo del week end inaugurale con i concerti di Radiodervish, la band che ha inventato il cantautorato mediterraneo, degli strabilianti e giovanissimi alfieri della nuova scena britannica Kokoroko, della grande signora del jazz Dianne Reeves, e con l’inaugurazione dell’installazione di Alfredo Pirri nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica, il Roma Jazz Festival entra nel vivo con autentiche leggende come Dave Holland ma anche con il concerto tutto al femminile della bassista malese Linda May Han Oh e con la produzione originale in prima assoluta della Big Fat Orchestra.

Martedì 5 novembre, nella Sala Petrassi dell’Auditorium PdM (h21), appuntamento con Linda May Han Oh Quartet, già bassista stabile di Pet Metheny, è esponente di spicco di quella nuova generazione di musiciste che si sta imponendo in tutto il mondo, cancellando in modo irreversibile decenni di esclusione e pregiudizi di genere. Sarà l’occasione per ascoltare dal vivo le composizioni del suo ultimo disco Aventurine, lavoro che conferma ancora una volta l’ampiezza di visione di un’artista capace di tenere insieme classicismo e avanguardia. Special guest della serata l’ensemble tutto al femminile Quartetto Artemisia.

Il giorno seguente, mercoledì 6 novembre (h21, Sala Petrassi) si va “all’incrocio delle correnti, dove il mare è più caldo, i venti scompaginano e qualcosa accade sempre”: il Cross Currents Trio è un “supergruppo” formato da una leggenda del contrabbasso, l’inglese Dave Holland, figura centrale del jazz a partire dalla sua collaborazione con Miles Davis in album seminali come Bitches Brew e poi compositore e leader alla testa di gruppi che hanno scritto la storia della musica afroamericana degli ultimi decenni. Con lui il sassofonista statunitense Chris Potter e il percussionista indiano Zakir Hussein, specialista delle tabla. La loro musica esplora le relazioni tra la musica folk indiana e il jazz a partire dalla rilevanza che l’improvvisazione ha in entrambe, proseguendo, con entusiasmo virtuosistico e sincero abbandono, una ricerca che affascina i jazzisti fin dagli anni ’60. Il suono caldo e avvolgente del sassofono di Potter, la tela tessuta dal sobrio e funambolico Holland e i tamburi parlanti di Hussein sono garanzia assoluta di un live davvero imperdibile.

Ma il mare non è solo metafora poetica. Spesso, purtroppo, è il luogo in cui perdono la vita esseri umani in viaggio verso la speranza. Ed è da questa condizione che nasce la produzione originale, presentata in prima assoluta sabato 9 novembre alle ore 21 alla Casa del Jazz, Journey Suite della Big Fat Orchestra diretta da Massimo Pirone, ospite speciale Ismaele Mbaye (voce e percussioni). Basata su composizioni e arrangiamenti originali, Journey Suite intende ricreare ed interpretare quelle atmosfere di malinconia, sofferenza e grandi speranze che si manifestano in quelle persone in balia del mare che affrontano un viaggio verso una nuova vita, costretti a superare sacrifici spesso estremi pur di scappare da una situazione difficile. La musica jazz è stata ed è la sintesi di questa diaspora globale dove il poliritmo africano incontra le melodie arabe e la scala cromatica orientale.

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ROMA JAZZ FESTIVAL 201943° edizione

NO BORDERS
MIGRATION AND INTEGRATION

1° novembre – 1° dicembre
Auditorium Parco della Musica | Casa del Jazz | Monk | Alcazar

Line up:

ABDULLAH IBRAHIM | ARCHIE SHEPP QUARTET | ANTONIO SÁNCHEZ&MIGRATION | BIG FAT ORCHESTRA | CARMEN SOUZA | CORY WONG |CROSS CURRENTS TRIO: DAVE HOLLAND/ZAKIR HUSSAIN/CHRIS POTTER | DAYRAMIR GONZALEZ | DIANNE REEVES | DONNY McCASLIN | ELINA DUNI | FEDERICA MICHISANTI HORN TRIO | GABRIELE COEN | GARY BARTZ/MAISHA KOKOROKO | LINDA MAY HAN OH | LUIGI CINQUE HYPERTEXT O’RCHESTRA/ADAM BEN EZRA | MARE NOSTRUM: PAOLO FRESU/JAN LUNDGREN/RICHARD GALLIANO | MOONLIGHT BENJAMIN | RADIODERVISH/OLES |  ROBERTO OTTAVIANO | TIGRAN HAMASYAN  




In occasione del Roma Jazz Festival, nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica

sarà esposta un’installazione di ALFREDO PIRRI

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Icone della storia del jazz come Archie Shepp, Abdullah Ibrahim, Dave Holland, Ralph Towner, Gary Bartz e Dayramir Gonzalez ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come Kokoroko, Moonlight Benjamin, Donny McCaslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei Radiodervish, Tigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext O’rchestra dall’altro. Il batterista anti-Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e ilpantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano.

Sono i protagonisti della 43° edizione del Roma Jazz Festival che dal 1° novembre al 1° dicembre 2019 animerà la Capitale con 23 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. Il Roma Jazz Festival 2019 è realizzato con il contributo del MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è prodotto da IMF Foundation in co-realizzazione con Fondazione Musica per Roma.

No borders. Migration and integration è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato/reazione/sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento.

In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri ha realizzato un’installazione visitabile dal 1° al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del RJF2019. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza.

L’opera rientra nel ciclo Compagni e Angeli (parole tratte da un brano dei Radiodervish – gruppo di apertura del festival – ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro.

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