CINEDEAF – Festival Internazionale del Cinema Sordo: intervista a Francesca Di Meo


a cura di Raffaella Ceres

CINEDEAF è il Festival Internazionale del Cinema Sordo di Roma. Emanazione dell’Istituto Statale per Sordi di Roma – prima scuola pubblica per sordi in Italia, oggi centro di documentazione, consulenza, formazione e ricerca sulla sordità – ha come obiettivo principale l’inclusione delle persone sorde e la valorizzazione delle loro potenzialità e professionalità nel settore cinematografico. Dalla sua nascita, nel 2012, CINEDEAF rappresenta una vetrina di respiro internazionale e un importante spazio di incontro culturale, per tutti. La terza edizione del Cinedeaf sarà una tre giorni (5, 6, 7 Giugno 2015) dedicata a proiezioni, incontri e dibattiti interamente accessibili sul tema del Cinema Sordo e dei suoi autori, che si svolgerà presso il Teatro Palladium di Roma. Attualmente ha già ottenuto il patrocinio di: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Rai – Radio Televisione Italiana, Ministero degli Affari Esteri, Prix Italia, Ente Nazionale Sordi, Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e Municipio VIII, oltre alla mediapartnership di Comunità Radiotelevisiva Italofona e Agenzia ANSA e Vlog Sordi.

La madrina della terza edizione del Festival è l’attrice italiana Valeria Golino e testimonial d’eccezione è Chef Rubio che ha realizzato a sostegno del Cinedeaf la videoricetta in Lingua dei Segni Italiana (LIS) della Cacio e Pepe. Il Festival gode, inoltre, del sostegno dei seguenti personaggi del mondo della cultura che compongono il comitato ‘Amici del Cinedeaf’: Loredana Cornero – Segretaria generale della Comunità Radiotelevisiva Italofona; Angela Abbrescia – giornalista ANSA; Dario D’Ambrosi – attore e direttore del Teatro Patologico; Flaminia Giorgi Rossi – Biancoenero edizioni; Patrizio Roversi – autore e conduttore Linea Verde RAI; Giulio Scarpati – attore; Igiaba Scego – scrittrice; Andrea Segre – regista ZALAB; Mario Sesti – Roma Cinema Festival.

Francesca Di Meo, che si occupa dell’organizzazione generale del Cinedeaf sin dalla sua prima edizione e collabora inoltre con l’Istituto Statale per Sordi in Roma, curando i progetti e le attività culturali dell’ente dal 2009, ci ha gentilmente rilasciato questa interessante ed accurata intervista, che ci aiuta a comprendere meglio la grande forza d’innovazione dell’intero progetto.

Una tre giorni dedicata al tema del Cinema Sordo e dei suoi autori. Questa iniziativa, che ha una valenza sociale e culturale di grande interesse, da dove trova spunto ed entusiasmo nella sua realizzazione?
Dall’attività che da diversi anni svolgiamo all’interno dell’Istituto Statale per Sordi di Roma, che produce il Festival. Una parte del gruppo organizzativo infatti opera nella ‘Mediavisuale’, il Centro di documentazione dell’Istituto, dove attraverso un ricco archivio di materiali cartacei e multimediali, film e un fitto programma di attività culturali, cerchiamo tutto l’anno di dare attenzione ad aspetti legati alla sordità come risorsa e non come deficit, ponendo l’accento sul concetto di abilità e patrimonio culturale immateriale. La Lingua dei Segni Italiana infatti è una vera e propria lingua e come tutte le lingue porta con sé una cultura ricca e affascinante. E’ una cultura orale e il mezzo naturale per conservarla e farla conoscere è proprio il video. Per questo dal 2011 siamo impegnati nell’organizzazione del Cinedeaf, che è innanzitutto un festival culturale ma con una forte valenza sociale per l’attenzione a una lingua, la LIS, non ancora riconosciuta nel nostro Paese e all’accessibilità, tutti i nostri film sono infatti sottotitolati in italiano e inglese e un numero consistente di interpreti garantiscono che le informazioni arrivino agli spettatori udenti, e a quelli sordi – sia italiani sia stranieri – perché le lingue dei segni sono nazionali e non ne esiste una universale.




Il Teatro Palladium ospiterà la III edizione del Festival Internazionale del Cinema Sordo. Cosa ha di diverso rispetto alle passate edizioni quella di quest’anno?
Innanzitutto appunto la location, il Cinedeaf infatti sta prendendo i tratti di un festival itinerante. Non è qualcosa che abbiamo voluto o costruito a tavolino… è capitato e ora ne costituisce quasi un tratto distintivo. Il senso ultimo di questo errare si lega a uno degli obiettivi che ci eravamo posti: uscire dalle mura dello storico Istituto di via Nomentana e portare fuori da lì, per farlo conoscere al più ampio pubblico possibile, tutto il fermento culturale della comunità sorda internazionale. Possiamo dire di esserci riusciti se ora ne stiamo parlando e girare quartieri diversi, dal Pigneto alla Garbatella passando per Monteverde vecchio, ci aiuta anche a sensibilizzare le persone sulla percezione a volta sbagliata delle persone sorde e soprattutto delle potenzialità della LIS. Questa è un’altra cosa profondamente diversa dalle precedenti edizioni! Un mese fa il consiglio Regionale del Lazio ha riconosciuto la LIS e altre disposizione per l’integrazione delle persone sorde nella nostra Regione e crediamo che sia merito anche di eventi come questo che rompono il silenzio e avvicinano le persone attraverso il medium della cultura. Parleremo anche di questo al Cinedeaf, domenica 7 giugno alle ore 10,30 all’interno del Forum #LazioLoveLIS che coincide con la campagna di sensibilizzazione che stiamo lanciando perché abbiamo vinto una partita importante nella Regione Lazio ma ora dobbiamo puntare al campionato!

Due testimonial d’eccezione: Valeria Golino e Chef Rubio. Cosa dicono di questo evento?
Questa è un’altra importante novità di quest’anno. Grazie all’impegno diretto della Comunità Radiotelevisiva italofona per il nostro progetto è nata l’idea di creare un comitato di sostegno per il festival che vede – tra gli altri – Mario Sesti del Festival del Cinema di Roma, la scrittrice Igiaba Scego che interverrà al Festival per presentare uno dei documentari in concorsoHabana Muda, e il nostro testimonial d’eccezione, Chef Rubio, che sarà con noi alla cerimonia di premiazione la domenica sera. Lui si è davvero appassionato alla LIS e ha fatto presso il nostro Istituto, con una docente sorda, un piccolo corso di formazione. E’ davvero molto espressivo e lo si può apprezzare grazie alla sua videoricetta in LIS della Cacio e Pepe, realizzata proprio in supporto alla nostra iniziativa. Quella con Valeria Golino invece è un’altra storia nata da un incontro, quello tra la stessa attrice e una delle organizzatrici del Cinedeaf, Deborah Donadio, che le ha fatto da consulente LIS per il film di Beppe Gaudino Per amor vostro in cui interpreta la mamma di un ragazzo sordo. Anche Valeria Golino è così entrata in questo mondo e subito il fascino di questa lingua! Ora ha un suo segno-nome, proprio come Chef Rubio, e ha immediatamente accettato la proposta di Deborah di divenire madrina d’onore della manifestazione.

Perché è importante sostenere e valorizzare questa manifestazione?
Perché in Italia non esiste un’altra iniziativa che abbia acquisito questo carattere ricorrente e che sia ormai conosciuta anche all’estero. Ci arrivano opere di registi sordi e di registi udenti da tutto il mondo – Giappone, Nuova Zelanda, America, Cina – segno che il Festival inizia ad essere conosciuto e che sappiamo intercettare il nostro target di riferimento, quello sordo, ma grazie al lavoro in un team integrato riusciamo ad arrivare a tutti. Ogni aspetto del nostro lavoro organizzativo porta con sé un grande investimento di tempo ed energie, molti di noi sono udenti – come me – e molti di noi sono sordi, spesso discutiamo nel cercare di far comprendere gli uni agli altri alcune dinamiche relative ai nostri due mondi ma credo che sia proprio questo ad averci fatto crescere tutti ed è quest’aria che speriamo si respiri al nostro Festival: un lavoro duro ma di squadra dove la diversità è un valore aggiunto e non una difficoltà. Infine è molto importante che il Festival sia sostenuto perché ha rivelato un gap significativo tra la produzione culturale dei registi sordi italiani e quella dei nostri cugini europei, soltanto il 5% del nostro programma infatti è realizzato da registi sordi nazionali e questo, che rischia di divenire un paradosso per noi, è il vero motivo per cui il Cinedeaf è necessario: dobbiamo far vedere, proprio nel nostro Paese, che ‘si può fare’ perché altrove lo fanno, con competenza e qualità!