Nulla è per caso: Qui Base Luna


a cura di Raffaella Ceres

Continuiamo con entusiasmo a proporre la nuova buona musica. Stavolta grazie a Cecilia, giovane musicista torinese, grazie alla quale l’arpa incontra l’elettronica e diventa strumento principale di un progetto cantautorale che vanta una voce molto interessante e dal sapore internazionale, che si adatta sia alla lingua inglese che a quella italiana.

Dal 21 aprile 2015 è  disponibile, su tutte le piattaforme digitali, il suo primo lavoro discografico “Guest”, pubblicato da QUI BASE LUNA e distribuito da BELIEVE DIGITAL. L’abbiamo intervistata per 06live.

L’interessante contaminazione che gli strumenti musicali più classici stanno ricreando, insieme alla musica elettronica, è parte significativa della tua ricerca stilistica. Cecilia, cosa ci puoi dire riguardo a questa introduzione?
Ho sempre suonato l’arpa e ascoltato musica. Per me è stato naturale suonare con il mio strumento la musica che mi piaceva. Più che una ricerca stilistica la mia è stata una fortunata combinazione. La contaminazione si  è creata da sola.

E’ uscito da pochissimo il tuo primo album, Guest. Un titolo interessante e molto promettente. Cosa ti aspetti da questa nuova avventura artistica?
Già quello che sta accadendo è completamente inaspettato. Un anno fa stavo iniziando ad  approcciare il concetto di arrangiamento penando su una mia canzone. Adesso i brani sono undici e hanno tutti una loro storia, loro colori .. nulla è messo a caso, mi sembra pazzesco. Adesso spero di riuscire a portare in giro queste canzoni, arpa e bagagli sono pronti e io anche!

Dodici brani scritti in italiano ed in inglese. Perché questa duplice scelta?
Ho sempre ascoltato quasi esclusivamente musica anglosassone e ho iniziato a scrivere in italiano solo quest’anno. È stato un esperimento. L’inglese musicalmente è più malleabile, con l’italiano è stato più difficile ma mi andava di provarci e alla fine sono contenta del risultato. Dovrò studiare e provare ancora molto, temevo di non essere in grado.




Mi piacerebbe che mi parlassi anche dell’interessante progetto teatrale per il quale sei stata coinvolta da 6Bianca.
È stata un’esperienza molto bella, non avevo mai scritto una canzone sotto “commissione” ma la sceneggiatura mi ha subito coinvolta e le parole sono uscite quasi da sole; la versione in italiano è stata “buona la prima”. Non sapevo se l’avrei inserita nel disco, poi nel momento finale mi sono guardata in faccia con Neda (il mio produttore artistico) e ho deciso che doveva esserci. La versione ufficiale dello spettacolo invece ha le parole di Stephen Amidon (autore de Il Capitale Umano) ed è stato bellissimo interagire con lui in tal senso. Ha ascoltato i miei “consigli” sulla metrica e ne sono molto orgogliosa. Il teatro è un mondo abbastanza nuovo per me e per scrivere la “sigla” di questo spettacolo ho dovuto mettermi alla prova, cosa che generalmente mi diverte moltissimo.

Tornando alla tua musica, quando hai scelto di inseguire questo sogno?
Avevo le idee chiare fin da piccola ma mi sono messa a scrivere musica mia solo da un anno. Non sapevo cosa sarebbe accaduto ma ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno sostenuta e che mi han permesso di provarci. Il mio sogno è sempre stato vivere di musica. Vivere della mia musica va molto al di sopra delle mie aspettative!

In moltissimi già sostengono e promuovono il tuo successo. Come ci si sente ad essere presi in questo vortice di impegni?
Cerco di fare del mio meglio, alla fine si tratta di salire sul palco e suonare, cosa che mi piace sempre. Finché ci sono gli impegni vuol dire che sta andando bene, è un mestiere bellissimo, che mi fa combattere contro la mia innata disorganizzazione.

Come riassumeresti Cecilia in un verso di uno dei tuoi brani?
Che domanda difficile! Forse il verso finale di Oman .. take my confidence with you, choose a wickness and push me thorough all the things i’ve never done, I will open at your touch.

A chi dedichi questo importante successo?
A tutte le persone che nel corso degli anni mi hanno aiutata a trasportare quaranta chili di arpa in giro per il mondo (e a tutte quelle che continueranno a farlo!)