Fra il passato e un futuro tutto da scoprire: gli Zois presentano Oro

a cura di Raffaella Ceres

Zois è un gruppo nato a Bologna dall’incontro di Valentina Gerometta e Stefano di Chio.
Acustico o elettrico, legno o transistor: il loro personale linguaggio musicale mescola con leggerezza generi apparentemente distanti e una solida base rock, pulsazioni dance e canzone d’autore, tempi dispari e melodie accattivanti, battito funk e orizzonti dilatati.
Questo lavoro di studio e ricerca si è concretizzato nel loro primo album, per la registrazione del quale hanno coinvolto il chitarrista Alessandro Betti e il batterista Ivano Zanotti.
Il disco è stato prodotto dall’etichetta discografica bolognese LullaBit.
La produzione di quest’album ha dato a Zois la grande opportunità di collaborare con l’artista Pino Mango, sia per la realizzazione di una cover del suo famoso brano Oro, sia per la composizione di un nuovo brano inedito scritto a due mani con l’artista.
Un’intervista questa che ci ha particolarmente emozionato e che dedichiamo ad un grande uomo, oltre che un grande artista, che ci ha lasciati troppo presto: Mango.

Valentina, iniziamo parlando subito del vostro singolo di debutto Oro: un esordio decisamente molto significativo e intenso sia a livello emotivo che cantatoriale.
Tecnicamente siamo arrivati alla realizzazione di questo progetto attraverso la nostra etichetta la LullaBit che aveva sentito il provino di Oro e poi perché volevamo inserire all’interno del disco una cover, un brano che non fosse stato scritto da noi per far sentire il nostro sound attraverso qualcosa che almeno in apparenza partisse da un genere diverso.
Abbiamo scelto Oro perché, ascoltandolo, ci si sono aperti dei mondi ed ha rappresentato fin dall’inizio un’esperienza particolare.
La prima grande emozione è stata avere l’approvazione di Pino Mango che non ci aspettavamo affatto.
Invece lui ha accolto molto bene la nostra interpretazione e, soprattutto, ha voluto partecipare in prima persona e questa, è stata l’altra cosa meravigliosa, perché lo abbiamo conosciuto, ci ha dato moltissimi consigli e poi ha registrato la voce, ha partecipato al video clip e abbiamo scoperto una persona davvero molto generosa dietro al grande artista.
Purtroppo a Dicembre è successo quello che è successo ed improvvisamente, quello che per noi stava diventato un punto di riferimento anche artistico oltre ad una persona cara,  ci ha lasciati e ci siamo sentiti addosso una grande responsabilità.
Non sapevamo bene cosa fare di questo progetto quindi abbiamo deciso di aspettare finchè la famiglia, nella persona meravigliosa che è la moglie Laura Valente, ha approvato il fatto di andare avanti e si è esposta in prima persona per spiegare alle persone da dove arrivasse questo nostro primo singolo.

Un’eredità decisamente impegnativa.
Sentiamo molto questa responsabilità ma ci sentiamo altrettanto forti e sereni del fatto che avessimo l’approvazione di Pino Mango ed è anche il motivo per cui abbiamo voluto portare avanti il progetto anche se non ti nascondo che c’è stato un momento di titubanza, per ovvi motivi.
Siamo persone e la parte artistica in momenti così particolari scompare e rimane solo quello che senti.

Hai spiegato che, fra le altre cose, avete scelto questo brano perché apparentemente si distacca dal vostro stile. Chi sono Valentina e Stefano?
Ci siamo conosciuti a Bologna e veniamo da esperienze musicali molto diverse e molto composite e l’idea con la quale siamo subito partiti è stata quella di realizzare la nostra musica partendo dalla musica pop perché crediamo molto nella melodia portandoci però dietro quello ci piace suonare, sperimentano all’interno della canzone d’autore.
Questo vi da l’idea dalla quale siamo partiti. Inoltre amiamo molto l’elettronica e la nostra radice più profonda è rock.

Cosa racconta il vostro intero album?
L’album, del quale ancora non abbiamo svelato il nome e che uscirà a Settembre, raccoglie dei brani introspettivi che raccontano quello che accade nella società con una attenta analisi emotiva.




Ascoltandoti parlare mi arriva una grande sensazione di apertura e positività. Come conciliate questa caratteristica alla ricerca introspettiva?
L’introspezione spesso viene associata a dei sentimento negativi o comunque alla paura di quello che uno può vedere dentro di se: sentimenti rabbia o tristezza.
Io credo che facciano tutti parte dell’essere umano e che sono le molle che ci permettono di arrivare ai sentimenti positivi,  come un meccanismo integrato e non un lato oscuro da dimenticare.

Che reazioni ed osservazioni avete raccolto con l’uscita del singolo?
Sta andando bene e, dal punto di vista dell’accoglienza, molto meglio di come c’eravamo aspettati . Di base le persone lo hanno accolto con grande entusiasmo e con grande curiosità ma, ci hanno colpito perché questo entusiasmo ci è arrivato anche da chi sostiene di ascoltare generi diversi dal nostro.
Poi chiaramente c’è anche chi è rimasto spiazzato e chi era particolarmente legato alla versione originale ed è assolutamente normale e giusto che sia così.

Salutandoci, cosa rappresenta la musica per voi e a chi volete dedicare questo album di debutto?
Per me, e penso di parlare a nome di tutta la band, la musica rappresenta un elemento vitale, ed anche il nostro nome Zois ne è rappresentativo: significa vita in greco.
E’ una forma di comunicazione, prima di tutto per noi stessi e, quello che mi piace moltissimo, è che quando scrivi una canzone nel momento in cui la dai agli altri, non è più tua e si riempie delle storie e delle emozioni degli altri e questa è una cosa bellissima che ti fa sentire parte di un mondo.
Il disco è da dedicare a tutte le persone che ci hanno aiutato a non mollare: la Lulla Bit, i familiari gli amici ed ovviamente a Pino.
Questo disco è per tutti loro.

 Inverno 2013
“Uno dei tanti viaggi in macchina tra l’aeroporto di Napoli e casa.
Siamo partiti da poco e Pino mi dice: “ti va di sentire il gruppo di Bologna di cui ti ho parlato?”. Infila la mano nella grande borsa poggiata vicino ai suoi piedi, sempre colma della sua musica-in-progress, come una cornucopia. Tira fuori un cd e lo mette nell’impianto. Con la coda dell’occhio, mentre guido, vedo che mi guarda. Sa che, come al solito, non mentirò. Quante discussioni dopo gli ascolti; quando non siamo d’accordo, non se ne fa una ragione e cerca di convincermi che mi sbaglio. Parte la canzone. Se non sapessi che si tratta di Oro, non lo capirei. È una rilettura assolutamente imprevedibile, una nuova canzone poggiata sull’originale, capace di rinnovarne, dopo 30 anni, lo spirito innovativo di testo e melodia. La ragazza come si chiama? Valentina. Canta, Valentina, eccome se canta. Ha carattere. Entra ed esce come una regina dalle trame ritmiche, improvvise come temporali estivi. Poi sa rallentare e distendere le sue corde vocali su piani sonori di velluto, evocativi come aurore boreali.
È forte questa cosa, molto forte. A parte i tuoi pezzi, la cosa più forte che mi hai mai fatto sentire. Glielo dico e lui sorride soddisfatto.
“Mi hanno chiesto di cantare una parte del brano”. Ma certo, è un’ottima idea.

Inverno 2014
Si finisce con Oro. Si riparte da Oro. Mi sembrava strano che Pino lasciasse una canzone a metà. Non è da lui.
Il destino è insensibile e casuale, ma talvolta sa disegnare geometrie perfette, tanto perfette da illuderci che non siano affatto casuali.
Il treno per Bologna va veloce; mai avrei pensato di fare questo viaggio da sola.
Chiudo gli occhi e mi abbandono al suo movimento.
In questa bolla d’ignoranza che è la vita, d’ora in poi crederò solo in quello che non riesco a spiegarmi. L’amore non me lo spiego. Ma so che esiste, perché mi fa piangere di gioia e ridere di dolore. E comunque, se l’amore esiste, tutta questa musica è solo amore.
E allora, accanto a me, Pino si china in avanti, infila una mano nella sua grande borsa e tira fuori il cd degli Zois”.

Laura Valente

https://www.youtube.com/watch?v=XD1FUJjTQv8

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