La spensierata positività raccontata in musica da Different Plots, esordio discografico de The Hangovers


a cura di Raffaella Ceres

I The Hangovers sono una delle migliori e più coinvolgenti party band del bel paese e da poco più di un mese hanno fatto il loro esordio discografico con Different Plots, interessante album pubblicato per Unhip Records, dall’animo stilistico fresco e coinvolgente ed inciso al suo interno in ben due lingue. Abbiamo intervistato questi ragazzi che promettono di mantenere sempre altro lo spirito di spensieratezza che li contraddistingue. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Quattro artisti che ripercorrono in musica le loro emozioni puntando al futuro: chi sono i The Hangovers e come avete iniziato il vostro percorso insieme?
Siamo quattro amici con la musica tatuata dentro l’anima, siamo semplici e crudi, nessun trucco nessun inganno: mettete da parte le ansie di tutti i giorni e buttatevi di testa sotto il nostro palco, nessuno se ne pentirà.
Abbiamo iniziato per gioco ma ora sta diventando tutto abbastanza serio. Io (Tristan) e Victor siamo amici di vecchia data e durante gli anni dell’università abbiamo creato inconsapevolmente gli Hangovers, nel senso che a furia di suonare tutti i giorni le nostre canzoni preferite abbiamo creato uno stile nostro e un approccio musicale che con gli anni si sta rivelando vincente. Victor doveva suonare in un posto a Bologna con le Braghe Corte (gruppo ska/rock di cui è stato frontman per più di 10 anni) ma alla fine è saltato tutto e alla fine ci ha suonato con me e Face. Al secondo concerto c’era già Michele a tenere un 4/4. Siamo stati peggio di una slavina in montagna: non ci ha fermato più nessuno.

Un album d’esordio multiculturale! Perché avete scritto i brani in due lingue?
Perché fare una scelta ed escluderne uno dei due? 5 brani in italiano perché vogliamo comunicare agli italiani e con la scena musicale italiana, 5 brani in inglese perché siamo internazionali e perché di gruppi italiani che cantano bene in inglese ne conosco molto pochi.




Ritorniamo alle emozioni: quali sono quelle che vi hanno accompagnato nelle pubblicazione di questo disco d’esordio?
La ripartenza contornata dalla malinconia ma anche dalla spensierata positività. Ecco cosa racconta l’album Different Plots: un mix di allegria e di momenti di riflessione tipici di questo mondo che spesso ti scivola tra le mani lasciandoti da solo con mille punti interrogativi nella testa, ma pur sempre meraviglioso e quindi pronto a far ripartire il tuo cammino con un bel sorriso sulle labbra.

Le influenze stilistiche dei brani sono interessanti ed importanti direi: cosa mi potete raccontare a riguardo?
Mi piace dire che nel nostro album trovi un po di Bob Dylan che si ubriaca con Paul Simon, un po’ di Johnny Cash che divide la cella con Jerry Reed e un poco di Libertines che si azzuffano con i Beach Boys.

Dove vi vedremo live?
Venite sulla nostra pagina FB (facebook.com/thehangovers) e cliccate su eventi: li troverete tutte le nostre date passate e future. Suoniamo molto quindi occasioni per sentirci ne avrete molte.

A chi volete dedicare questo album?
Lo dedichiamo a Giovanni Vaserga, un nostro caro amico che sta passando in questi mesi un brutto periodo, siamo con sempre qui con te Giò!

La parola chiave della musica firmata The Hangovers?
Grunge caraibico: grunge perché siamo cresciuti nei 90s con i jeans strappati e i capelli mai lavati, caraibici perché gli Hangovers sono perfetti da ascoltare in spiaggia, trangugiando il quarto mojito e limonando duro con quella tipa che ti piace tanto ma che conosci da meno di 10 minuti.